Conquista della selletta del Sasso di Stria

16 Giugno 1915

Il gen. Marini (che già in aperto contrasto con il gen. Nava aveva fatto occupare i monti Porè e Padon nella zona del Col di Lana) puntò la sua attenzione sul Sasso di Stria, sulla cui cima era stato installato un osservatorio di artiglieria austriaco. Il comandante del IX Corpo d'Armata, il 15 giugno ordinò alla 17ª divisione di spingere una ricognizione verso il Sasso di Stria per occuparne la selletta e ne affidò l'incarico al responsabile della linea dell'Averau, col. Arrighi (7° Alpini). Le truppe a disposizione erano:
- il Val Chisone (t. col. Ratti)
- una sezione della 36ª batteria da montagna;
- II/46° (t. col. Campolieti)
- a sostegno, un gruppo del 13° artiglieria in posizione a Monte Porè;
- in riserva la 3ª/I/81° (magg. Medaglia)

La mattina del 15 giugno la 229ª (le altre due compagnie seguivano di rincalzo) del Val Chisone (cap. Trivulzio) risale il Sasso di Stria dalla parte di Buchenstein (Livinallongo) e poi cala sulla colletta (posizione Goiginger) e ne cattura l'intero presidio composto da un plotone del III/29 Arbaiter Bataillon agli ordini del cadetto Scheibeck (secondo il Pieri si trattava di 30 Standschützen più un ufficiale) che fu a torto tacciato di tradimento; ma la 6ª/II/46° (in avanguardia, dietro la 5ª e la 7ª mentre l'8ª fronteggiava Forcella Travenanzes, fiancheggiando il battaglione) che sta procedendo allo scoperto viene colta dal fuoco frontale e laterale degli austriaci. Così racconta l'attacco il Campolieti nel suo "Diario di Guerra":
"Contro la trincea della stretta di Valparola avanzarono pieni di ardore gli intrepidi Sardi al canto dell'inno di Mameli intonato dai loro ufficiali, ma furono sanguinosamente fermati dal reticolato intatto e da un vivace fuoco di fucileria e mitragliatrici. Il reticolato però non si prolungava sino alla base strapiombante del Piccolo Lagazuoi, ma lasciava un tratto ghiaioso privo di tale ostacolo. Il giorno dopo volli tentare, protetto dalla nebbia, un'azione avvolgente da questo lato, ma nella notte gli austriaci avevano steso anche qui il reticolato e anche questa volta il valore degli assalitori non fu coronato dal successo."
Dopo aver constatato che la posizione è saldamente in mano austriaca, verso le 11.45 si dispone al rafforzamento delle posizioni raggiunte, ma riceve l'ordine dal col. Arrighi di proseguire: "Il Comandante della Divisione, qui presente, ordina che il 46° rgt. prosegua avanti. Pregasi ricevuta."
Il Campolieti chiese il disimpegno della 8ª (che fronteggiava Forcella Travenanzes) ma gli venne assegnata la 9ª che era in riserva. Favoriti dalla nebbia, gli italiani si avvicinarono fino a 300 metri dai reticolati e verso le 18 iniziarono l'attacco; ma la nebbia si diradò e vennero respinti (5 ufficiali morti e 3 feriti e 100 morti e feriti tra la truppa, contro una stima austriaca di 300) dal presidio austriaco composto da:
- 2ª compagnia del battaglione Standschützen di Enneberg;
- 20 Standschützen di Silz;
- 7 Landesschützen.
che lamentò solo 6 feriti. L'azione dell'81° ebbe invece maggiore successo, tanto che il giorno dopo il IV/82° occupò Andraz. Dopo questi attacchi il magg. Pfarsmann (ufficiale di collegamento della Difesa del Tirolo) ed il gen. Krafft proposero di abbandonare tutto il saliente Tofane - Col dei Bos, ma il gen. Goiginger dispose per una seconda linea Tofana I - Grande Lagazuoi nel caso di perdita del Col dei Bos; di conseguenza nella linea avanzata rimasero solo truppe austriache. Ma il comandante del IX Corpo d'Armata (gen. Marini) considerò l'occupazione troppo avanzata e pericolosa e la notte del 18 inviò il s.ten. Colle della 266ª del Val Cordevole per riportare alla base dell'Averau il reparto occupante. Per l'occasione gli alpini composero il seguente componimento:
Vittorio Emanuele s'è recato / a visitar Cortina e i suoi soldati;
avanti a Falzarè co' fu arrivato / il general i monti gli ha mostrato:
'Sasso di Stria! / Facciamo dietro-front e andiamo via'


Il mattino seguente gli austriaci provvidero subito ad occupare e rinforzare la posizione lasciata libera. Lo spontaneo abbandono provocò un altro curioso risultato, in quanto il cap. Weis del I Jäger con 12 soldati aveva ricevuto l'ordine di sloggiare gli italiani. "[...] ricevette l'ordine di salire in vetta al Sasso di Stria per controllare la situazione dall'alto. Lo strapiombo impediva di scendere da quella parte ma avrebbe permesso il bombardamento della sottostante posizione, che essi ritenevano ancora in mano degli italiani. Costruirono con tronchi ed assi una specie di grosso zatterone sul quale ammucchiarono sassi e detriti di roccia, mescolati a bombe a mano disinnescate. Ultimato il lavoro, appoggiarono lo zatterone sul ciglio del precipizio, e poi, alzandolo di scatto, lasciarono scivolare giù quella sorta di valanga esplosiva. Sotto - fortunatamente - non c'era più nessuno!"
Il gen. Marini venne immediatamente allontanato dal Nava con la seguente motivazione: "L'intendimento male ispirato di sorprendere il nemico, di prevenirlo nell'azione ... trasse, con grave pregiudizio dei risultati, ad affrettare incautamente le operazioni oltre il convenevole ...". A sua volta il Nava verrà "silurato" da Cadorna il 25 settembre proprio per l'eccessiva prudenza palesta nel corso dei primi giorni dell'offensiva.

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