La soluzione austriaca

Autunno 1916

Nell'estate del 1916 gli austriaci decisero di far saltare in aia le posizioni italiane di Cengia Martini; avevano infatti individuato quasi tutti gli appostamenti principali, come testimonia lo Schemfil: "Da quota 2779, che corrisponde al punto più elevato del Piccolo Lagazuoi, osservavamo in basso verso est una cengia la quale, a mezza altezza, immediatamente sotto l'anticima del Piccolo Lagazuoi, trovava il suo termine in una muraglia profondamente incisa. Quel tratto di cengia era separato dal rimanente da un restringimento largo poche spanne difficilmente percorribile. Esso sporgeva come un bastione in direzione "Tra i Sassi" e dominava gran parte della Valparola: veniva indicato dagli Italiani con il nome di "Cengia Martini" e dal nostro presidio come "Cengia nemica". Dirimpetto, un po' più elevata e divisa dal sopraindicato restringimento, si ergeva la posizione della nostra cengia. Entrambe le posizioni erano di grande importanza: da parte nostra c'era grande determinazione a distruggere la posizione occupata dagli Italiani e dall'altro il tenace proposito dei nostri avversari a non retrocedere, malgrado subissero notevoli perdite. La nostra posizione minacciava direttamente la "trincea avanzata" degli Italiani sulla muraglia del Piccolo Lagazuoi e si univa a questa nel cosiddetto "Strebestein" [Roccia d'appoggio]. Questo, era un dente di roccia che si ergeva per una trentina di metri d'altezza e misurava 18 metri di diametro alla sua base. Al suo interno erano state scavate gallerie su parecchi piani, con feritoie per l'appostamento di una mitragliatrice e l'apertura di una cannoniera. Questa posizione era in grado di battere l'anticima del Lagazuoi, il fianco del "Trincerone Vonbank" e alle spalle la trincea (Goigingerstellung) alla selletta di quota 2.306 del Sasso di Stria. Come seconda linea, esisteva la cosiddetta "Totawaerter Stein" [Pietra tatuata], con una prominenza di venti metri e una larghezza di circa diciotto. Attorno vi erano diversi posti d'osservazione. Anche questa posizione era perforata da gallerie e caverne e poteva battere sia l'anticima del Lagazuoi che il fianco del "Trincerone Vonbank". Una terza linea era visibile sulla stessa anticima del Lagazuoi. Gli Italiani si erano sforzati, nel corso del tempo, di salire su questa importante vetta ed erano giunti a poco più di trenta metri dalle nostre posizioni. Così, nell'estate del 1916 non si poteva più ignorare il pericolo che gli Italiani estendessero la loro occupazione sulla muraglia del Lagazuoi e che, ad ogni loro ulteriore avanzata, crescesse il loro campo visivo e l'azione delle loro armi. Il comandante di quel settore, capitano Eymuth, decideva quindi di ricorrere all'utilizzo di mine, dopo il fallimento degli attacchi della fanteria e l'ormai evidente inutilità dei bombardamenti dell'artiglieria."
Verso est gli italiani avevano capito che gli austriaci stavano scavando una galleria parallela alla punta di q. 2668 allo scopo di aprirvi feritoie e cannoniere per colpirli alle spalle da una distanza di 100-400 metri. Per sicurezza gli italiani puntarono sui tratti più sospetti un cannone da 37 e una mitragliatrice ed il 4 novembre chiesero altri due pezzi da 65. Il 17 novembre alle 6 gli austriaci lanciavano della testata del Rio Andraz, bombe e barilotti al fine di mascherare il rumore di 10 mine ordinarie necessarie per aprire una feritoia dalla quale vennero sparate una cinquantina di granate da 72,5 (che causarono agli italiani 3 morti e 20 feriti). All'alba del giorno successivo però i tiri dei 75/B italiani ridussero al silenzio il cannone austriaco.
Il 5 dicembre arrivano agli italiani i 2 pezzi da 65 (in totale nella Cengia vi erano ora 5 pezzi da montagna e 2 cannoni da 37) mentre gli austriaci intensificarono lo scavo della galleria ad ovest di q.2668.

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