La terza mina austriaca

22 Maggio 1917

Il Martini decise di convocare in linea la fanfara del battaglione Val Chisone che si trasferì nel bordo inferiore della Cengia. Il 17 maggio l'osservatorio del Nuvolau nota che lo scarico dei detriti si è arrestato. Gli austriaci tentarono di ingannare gli italiani mantenendo in funzione le perforatrici ma le esplosioni erano troppo rade e gli italiani non abboccarono. Gli austriaci aprirono anche due cannoniere sul lato nord di q.2668, destinate a battere i difensori della Cengia. La sera del 19 maggio si dispose per lo sgombero del Trincerone e per il rafforzamento della seconda linea. Il 20 alle 10 Martini, Malvezzi, Tazzer e l'on. Bevione si spingono nella parte più alta della galleria collegata con la Trincea Avanzata e ne notano il sinistro silenzio. Alle 18 gli austriaci lanciano una bomba incendiaria che danneggia il tetto della cucina.
"Durante la notte sul 21, una pattuglia composta di soli ufficiali si spinse e si fermò per circa mezz'ora in osservazione presso i reticolati della "Trincea occidentale" nemica, senza notarvi nulla di anormale. Il mattino del giorno 21, gli austriaci fecero esplodere esternamente alla loro galleria 12 cariche di mina, forse per sistemare qualche nuovo appostamento. Nel pomeriggio lanciarono tre grossi ordigni esplosivi che provocarono la caduta di rovinose frane. Dal Sasso di Stria furono sparate una sessantina di granate da 72,5 contro lo scarico dei detriti aperto nella galleria di contromina. Il 22, non funzionando perfettamente il telegeofono, si resero indispensabili ascoltazioni a breve distanza, che furono effettuate a turno dai tenenti Tazzer e Ragozzi, nonché dallo stesso maggiore Martini. Questi eseguì l'ultima ricognizione prima dell'imbrunire, rientrando alle ore 19.45 al "Trincerone", accolto da diversi ufficiali e alpini che gli fecero comprendere che ormai non erano né consigliabili né prudenti altri sopralluoghi. Si dispose allora che nessuno dovesse più avventurarsi sino alla "Trincea avanzata" e neppure avvicinarsi al retrostante "Trincerone". L'esecuzione scrupolosa di quest'ordine, riuscì - come si vedrà in seguito - provvidenziale. Alle 22.10 del 22, un tremendo boato fece sussultare l'intera montagna: s'inabissava completamente la "Trincea avanzata", volavano in frantumi la Guglia e il Gendarme, mentre il Dente Filipponi si adagiava - prodigiosamente intatto nella sua immensa mole - sul "Trincerone" in senso parallelo al fronte, in modo da costituire un provvidenziale baluardo per la nostra ulteriore difesa. Rimanevano danneggiati e ostruiti anche gli imbocchi delle gallerie arretrate e ingombrata l'intera viabilità. L'esplosione aveva smosso 130.000 metri cubi di roccia. Una grossa scheggia, alta 200 metri e larga 136, si era staccata dalla parete in una nube biancastra, entro la quale bruciava ancora, con vivissimi bagliori azzurrognoli, una grande quantità di esplosivo. Dal vasto cratere si alzavano esalazioni nitrose e un calore insopportabile impregnava l'aria della cengia. Senza attendere ulteriori ordini, che del resto in quel frangente sarebbe stato impossibile impartire, i nostri raggiunsero rapidamente la linea prestabilita per la resistenza a oltranza, attraverso i detriti frananti. In questa circostanza riuscì particolarmente vantaggioso il fatto di tener puntati in permanenza cannoni, lanciagranate e mitragliatrici sui tratti più insidiosi."
Oltre i già previsti rinforzi, salirono di loro iniziativa 140 minatori, la 141ª compagnia mitraglieri FIAT, la 75ª del Pieve di Cadore ad alcuni ufficiali. Il Martini assunse il comando del settore occidentale della posizione ed assegnò al cap. Slaviero (comandante interinale del Pieve di Cadore) il settore orientale. Alle 23.45 la violenza dello scontro diminuì, e si innalzò il suono della fanfara. Alle 1 i rinforzi furono fatti rientrare alle basi di partenza e si provvide a ricostruire blindamenti e difese accessorie. Il Viazzi riporta il seguente giudizio sugli effetti della mina:
"In sostanza gli austriaci non solo non riportarono alcun vantaggio dal loro impegnativo scavo sotterraneo, ma peggiorarono notevolmente la propria situazione tattica. Difatti la disintegrazione della Guglia e del Gendarme scoprivano alla nostra vista, e di conseguenza anche al nostro tiro, gran parte degli appostamenti austriaci arretrati, mentre la caratteristica disposizione assunta dal Dente Filipponi rinforzava la nostra difesa. Le perdite furono pressochè insignificanti: cinque morti, venti tra feriti e contusi, la perdita di un cannoncino da 37 mm e un paio di mitragliatrici."

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