Cambio della guardia sul Lagazuoi

Giugno-Settembre 1917

L'osservatorio di q.2350 del Nuvolau (ten. Ragozzi) fin dal 9 giugno aveva individuato i lavori di un nuovo scavo che si suppose fosse diretto contro il centro del Trincerone al fine di far saltare sia l'Anfiteatro che il Sasso Bucato. Ciò avrebbe ridotto la Cengia ad una semplice posizione di III linea. "Nondimeno, se gravissima era la minaccia, riusciva facile non solo prevenirla, ma anche sfruttarla a nostro vantaggio, con l'apertura di una breve galleria di contromina. Questa, partendo da quella dell'Anfiteatro, avrebbe dovuto spingersi verso sud-ovest per incontrare nei pressi del Trincerone la galleria nemica e servirsi di essa per penetrare nell'Appostamento degli Archi."
Ma in quei giorni il V Gruppo Alpino fu trasferito sulla Bainsizza a venne sostituito dal XII (col. Boccalandro) che aveva bisogno di ricostruire le forze dopo la conquista del Vodice. Era costituito dai battaglioni Monte Granero (Anticima), Moncenisio (Cima Bos), Valpellice (Passo Falzarego) e Valvaraita (Tofane); a fine agosto si unì anche il XIV con i battaglioni Pallanza (Cengia Martini) e Coumayeur (Passo Falzarego) a formare il VI Raggruppamento Alpino. Il 23 giugno il ten. Ragozzi illustrò all'ufficiale del Monte Granero che lo sostituiva, i lavori della nuova mina austriaca. Il 24 il Martini raccomanda al cap. Robecchi (comandante del Monte Granero) di proseguire nella contromina, confermando il Tazzer come responsabile dei lavori. Queste le prime impressioni del serg. Badi del plotone arditi del Pallanza quando arrivò nella Cengia:
"A prima vista sembrava di trovarsi in una specie di bolgia infernale, con la roccia tutta traforata da lunghe e tortuose gallerie che collegavano fra loro spaventosi burroni: il solo vederli metteva addosso i brividi. Alcune teleferiche azionate da potenti motori traevano dal basso verso l'alto il materiale occorrente, oltre che munizioni e viveri. Appena giunti lassù dovemmo costruire una specie di baracca proprio sotto un vano di roccia, che sembrava dovesse staccarsi da un momento all'altro per seppellirci tutti quanti. In breve ultimammo la costruzione che dotammo anche di stufetta e di lampada a gas, utilizzando scatole vuote di conserva e acetilene. Con alcune tavole trovate sul posto riuscimmo a trame un ripiano a mò di tavolaccio, che ci permise di dormire all'asciutto. A quell'altezza e in quelle gole ove non batteva mai il sole, il freddo tormentava senza sosta e le bufere di neve accompagnate dalle inevitabili slavine a causa della pendenza delle pareti sovrastanti, sconvolgevano ogni riparo. Nei giorni seguenti alla sistemazione di fortuna, turammo per bene tutti i buchi e le fessure in modo da impedire l'entrata d'aria fredda e spifferi e cominciammo così a star già meglio. Una notte di pioggia ci mise però veramente nei guai: l'acqua cadeva a rovesci trasformando i canaloni sovrastanti in vere e proprie cascate, mentre il vento sibilava sinistro squassando la montagna. La baracca ove ci trovavamo venne quasi travolta dallo smottamento dei detriti ammucchiati dalle precedenti esplosioni. Il fragore di queste frane di sassi che si staccavano dai pendii della montagna, dava l'impressione che tutto stesse per crollare lì intorno. Furono spazzati via il baracchino dell'infermeria e quello della latrina, fra il grande spavento di noi tutti, che ormai attendevamo da un momento all'altro di fare la stessa fine. Quasi tutto il presidio dovette rifugiarsi nelle vaste caverne, lasciando poche sentinelle di vedetta: in questo modo non dovemmo deplorare vittime. Passata la notte insonne, potemmo vedere il mattino dopo le distruzioni compiute da quel diluvio indemoniato che era arrivato a interrompere il passaggio fra le due parti della Cengia. Fui immediatamente incaricato di ripristinare, nel modo più duraturo possibile, le comunicazioni fra le due estremità. Per prima cosa rimuovemmo i grossi macigni che l'irruenza del flusso d'acqua aveva trascinato fin lì, lasciandoli poi in bilico sopra le nostre teste. Infine scavammo un buon tratto di sentiero nella viva roccia, sistemando nel punto più critico una specie di scalinata formata da tronchi d'albero legati insieme. Il 5 settembre, dopo 52 giorni di questa vitaccia, avemmo il cambio dalla 282ª compagnia."

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