Attacco austriaco a Forcella Lavaredo

26 Maggio 1915

Il piano elaborato dal cap. Jaschke prevede che, con la copertura dei due obici e dell'artiglieria dello Schwalbenkofel, avanzino:
- Pattuglia N.1: attraversando la Lange Alpe, salirà alla forcella tra la Cima Grande e la Piccola per coprire il lato destro ed agire alle spalle degli italiani
- Pattuglia N.2: avanzerà verso la Forcella Lavaredo
- Pattuglia N.3: punterà sulla Croda del Passaporto per coprire il fianco sinistro
- Pattuglia Guide: scalerà il Paterno per appoggiare il fianco sinistro del plotone Marsic ed osservare
Dopo 30 minuti avanzerà la 1ª compagnia, suddivisa in 3 plotoni:
- il 2° plotone (s.ten. Von Tepser, 57 uomini) seguirà la pattuglia 1 per poi puntare su Forcella Lavaredo passando sotto la parete nord della Cima Piccola
- il 1° plotone (alf. Marsic, 29 uomini) avanzerà dietro la pattuglia 3 salvo distaccare una squadra (cad. Puhriger) verso la Croda del Passaporto
- il 4° plotone (alf. Bradacs, 43 uomini) resterà di riserva al centro
Alle 9 l'artiglieria austriaca (i cannoni in caverna del Rudo ed un obice dal Wildgrabenjoch) apre il fuoco ed alcuni tiri curvi sorvolano perfino la Cima Piccola; alle 10:30 il fuoco è talmente intenso che per gli italiani è impossibile mantenersi sul crinale della forcella. I tre plotoni della 75ª e la sezione mitragliatrici (cap. Gatto, s.ten. Dapino, De Zolt e Robecchi, ten. Dacomo; il quarto plotone, s.ten. Schirato, presidia nel frattempo Forcella Cengia e le prime rocce di cresta delle Crode Fiscaline) si ammassano a breve distanza, a ridosso del piedestallo orientale della Cima Piccola; una squadra viene dislocata al di là della forcella, tra le rocce basali della Croda del Passaporto. Ma l'avanzata dei plotoni austriaci è comunque rallentata dalla neve tanto che solo verso le 18 l'alf. Marsic (validamente appoggiato dalla pattuglia delle guide) riesce a raggiungere la Forcella Lavaredo e ad aprire il fuoco contro gli italiani (gli alpini della 75ª), ma viene a sua volta fermato dai cannoni da montagna italiani (la solita 58ª batteria). Sul fianco destro il 2° plotone giunge alle 18 alla base della Cima Piccola, mentre il 4° si sposta troppo a destra verso la Cima Grande: alla fine svolta a sinistra e si unisce al 2°. Intanto la pattuglia N.1 rinuncia a raggiungere la forcella tra la Cima Grande e la Piccola perchè il ripido canalone di accesso è ghiacciato; i landesschützen non riescono quindi ad impedire l'afflusso dei rinforzi italiani (alle 16 erano partiti da Forcella Longeres 2 plotoni per un totale di 60 alpini della 67ª guidati dal magg. Buffa di Perrero, con il cap. Busolli ed i s.ten. Cavalli e Radaelli) che giunge da Forcella Col di Mezzo. Comunque, coperto dalle mitragliatrici sul fianco sinistro, Bradacs ed una parte del 2° plotone giungono a Forcella Lavaredo e tentano di opporsi ai rincalzi italiani. Il cap. Jaschke comunica la conquista della forcella e chiede una compagnia di rinforzo da mettere in riserva al posto della 3ª, ma il comandante responsabile (magg. gen. Von Bankowsky) ordina lo sgombero della forcella per risparmiare le truppe. La versione italiana (Berti) racconta di una fuga "precipitosa" degli austriaci che lamentano 3 morti, 5 feriti ed un disperso mentre da parte italiana si registrano 1 morto e 16 feriti. Riporta inoltre un episodio che vede protagonista il cap. Busolli: questi viene ritratto nell'atto di lanciare il bastone contro gli austriaci in fuga, dopo che la pistola di ordinanza gli si era inceppata. Il giorno successivo, sotto una bufera di neve, un plotone di alpini della 67ª (s.ten. Radaelli) aggira la Croda del Passaporto ed occupa la forcella che era stata sgomberata dagli austriaci. Il plotone partì alle 16 del 26, ma a causa della neve alta fu costretto a trascorrere la notte all'adiaccio sulla cengia che taglia ad oriente la parete della Croda del Passaporto. La mattina del 27, presi accordi col s.ten. Robecchi, sopraggiunto da Forcella Pian di Cengia, il plotone della 67ª proseguì sulla sinistra mentre la squadra della 75ª raggiunse il circo da destra tenendosi sotto le pendici dello sperone Est del Paterno.

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