Attacco italiano di agosto

9-22 Agosto 1915

Il 9 agosto il Comando della 2ª Divisione emette l'ordine di operazioni n. 19 che prevede per il giorno 12 l'attacco alla Forcella di Toblin. Il giorno stesso l'artiglieria italiana apre il fuoco che continua per circa 4 giorni (Meneghetti e Tosato non riportano questo particolare). Il giorno 11 il III/55° risale la Val Marzon; racconta il soldato Brusatin: "[...] il reggimento sale a Lavaredo per Val Marzon. Si sale faticosamente carico lo zaino e le giberne di munizioni. Le Tre Cime avvolte in un manto madreporo sembrano vicinissime e non si raggiungono mai. Arriviamo la sera sotto il ghiaione che frana sotto le scarpe ferrate. Le cime sono sanguigne e roventi. Siamo ai piedi della cima d'occidente, grondanti di sudore. Dico al capitano: "prima di morire, faticheremo come dannati". Ed egli quasi lacrimando con voce roca: "venga presto la morte, meglio così"."
La notte dell'11 scesero un plotone di alpini da Forcella Lavaredo ed uno del 56° da Forcella dei Laghi per prendere contatto con la prima linea austriaca di qua e di là delle pendici nord del Paterno. Nel frattempo da Forcella Col di Mezzo, si compie l'occupazione della Grava Longa col duplice scopo di assicurarsi le vie di avvicinamento alle posizioni di destra e di tagliare la Valle della Rienza ed impedire agli austriaci di salire da Landro e minacciare i fianchi. Il 13 agosto il col. Parigi lascia il 55° (verrà sostituito il 7 settembre dal colonnello dei Carabinieri Reali Boselli) che viene ad interim affidato al t.col. Bernardini, che si trasferisce subito a Longeres. Il compito fu inizialmente assegnato alla 9ª e 10ª/55° che nel pomeriggio del 13 agosto, passando per Forcella Longeres, si spostarono in Val dell'Acqua per inviare pattuglie sulla Grava Longa. Appena vi giunsero vennero accolte da 12 colpi del 305: la 9ª fu allora ritirata e nella notte del 14 la 10ª giunge sull'obiettivo, lasciando sul terreno 4 morti e 12 feriti.
Il 14 agosto alle 2 sferrava il primo assalto anche la colonna Padovin. Due compagnie del 56° (cap. Belmonte e Monico) contro il trincerone antistante i Laghi dei Piani ed un'altra più un plotone di alpini (ten. Rean) contro il trincerone del Bacher: vennero catturati numerosi prigionieri (32 solo dal plotone Rean). Da quella parte però non si poteva avanzare ulteriormente se prima il gruppo Gioppi non avesse raggiunto la Forcella di Toblin, ma la marcia degli alpini per il fianco del Paterno procedeva assai lentamente. Il 16 agosto il comando del gruppo invia di rinforzo alle 2 compagnie del Val Piave il 2°/8ª/55° (s.ten. Troyer più il s.ten. Morachiello di riserva). Ordinato per uno e a debita distanza, il plotone scese dalla Forcella Lavaredo in un avvallamento alla testata della Rienza, dove c'era il cap. Neri del Val Piave; di là bisognava assalire e prendere il trincerone antistante a Toblin. "L'attacco frontale da precedenti assaggi e tentativi s'era dimostrato impossibile. Or mentre il capitano Neri si macerava il cervello per trovare una soluzione, d'un tratto, spontaneamente come quando si parla tra sè e sè, gli scappò detto:
Se avessi qui un ufficiale da affidargli un incarico di fiducia!
Evidentemente pensava ad un ufficiale degli alpini. Ma il sottotenente Troyer si fece avanti pronto e si offrì.
- Bene - disse il Neri -. Vede quella specie di diga rocciosa che per montare al Paterno, là dove la schiena di questo si avvicina alla sella di Toblin?
- Signor sì.
- Ho bisogno di sapere se quel frastaglio lì è occupato dal nemico o no. Si sente d'andarci?
- Farò tutto il possibile.
- Si prenda tre alpini e arrivederla.
"
Il Troyer giunse sul posto indicato ma trovò solo tracce di recenti postazioni di mitragliatrici. Così nella sera il Neri sposta una delle compagnie dietro il costone e lì espone i suoi piani agli ufficiali: mentre i reparti di fanteria avrebbero attaccato frontalmente, la sua compagnia avrebbe avvolto il fianco sinistro degli austriaci. Mentre gli alpini eseguivano il movimento, le 3 compagnie del III/55° che erano rimaste dietro Forcella Longeres si portavano a Forcella Col di Mezzo per raggiungere di là la linea di scatto attraverso la Grava Longa. Ma a causa di un errore del comandante della 12ª (e ad interim del battaglione) che sperava di lasciare la sua compagnia a presidio della Grava Longa al posto della 10ª che si era già schierata in tal senso, si perse parecchio tempo.
All'alba del 17 agosto gli alpini muovono dall'appostamento notturno (con in coda il plotone Troyer) mentre nella valle si muovono i fanti. Quando la 268ª compagnia del Val Piave (ten. Nodari, cap. magg. De Carlo e Vascellari) giunge quasi a contatto dell'estrema sinistra del riparo degli austriaci, il Neri ordina ai 3 plotoni che ha sottomano (il plotone Troyer si era attardato nella scalata!) di avvolgere quel fianco. "Meravigliosi furono allora gli alpini", ma vengono bloccati e battuti sul fianco. Ma il Troyer che giunse in quei momenti si mise a battere gli appostamenti austriaci.
"Non fu nemmeno un regolare assalto alla baionetta; perchè quei territoriali, visto il pericolo dei compagni, si lanciarono con furore, lavorando col calcio del fucile, coi sassi, coi pugni, colla baionetta impugnata, non inastata. Le fucilate furono poche, a bruciapelo; colpi di pistola sparò il sottotenente, faccia a faccia, contro un ufficiale. In fine fu un corpo a corpo così furibondo che dei nemici, in numero doppio dei nostri che avevano aggirato, nessuno riuscì a salvarsi. Il comandante della posizione nemica è a terra, rantolante. Il cap. Neri, comandante la colonna proveniente da Forcella Lavaredo, si approssima al comandante avversario e gli stende la mano. Il morente con uno sforzo supremo si drizza nel busto, squadra il capitano con gli occhi stravolti dall'agonia e dal furore, rapido punta la pistola. Gli è strappata l'arma di mano. Si rovescia e spira. Macabro e stupendo. Victorhugiano!"
In tal modo alpini e fanteria del gruppo Padoin possono riprendere l'avanzata. Il caporale Frare con una pattuglia del 56° insegue una pattuglia austriaca (della compagnia Hogler) alle falde della Torre del Canale di S. Candido finchè incontra la linea principale tenuta dagli Standschützen della Lesachtal; contro di essa muove tutta la 5ª (cap. Cuniberti) e per due giorni prosegue l'avvicinamento fino al reticolato. Il cap. Valentini viene autorizzato dal comando di divisione a ripiegare sulla linea di difesa principale per preparare il contrattacco. Ci riesce nella notte del 15 agosto a prezzo di gravi perdite. Il 19 agosto per tre volte viene tentato l'attacco frontale; muoiono il comandante ed il s.ten. Gava, ma l'assalto fallisce.
Dalla parte del gruppo Gioppi, contro una trincea priva di reticolato che dallo strapiombo della Forcella di Toblin scende alla testata della Rienza, e poi contro la linea principale sul Passo dell'Alpe Mattina, furono impiegate le 3 compagnie del III/55°. Attraversata la Grava Longa nella mattina del 17 agosto tra nebbia, pioggia e sole, giungono alla mulattiera che a sinistra procede verso il punto dello scatto, a destra sale verso Lavaredo e là attendono il nuovo comandante (cap. Di Lena) che le raggiunge sul far della sera ed alle 24 sono in posizione di scatto. A quell'ora il cannone sulla Grande di Lavaredo inizia a sparare ed il riflettore dirige i suoi fasci di luce sulle falde della Torre di Toblin. La mattina del 17 agosto gli austriaci mandano in rinforzo il X battaglione di marcia del 3° Landesschützen, metà della 7ª Leiber ed una squadra di mitraglieri, ma invano. Alle 17 gli italiani conquistano il Würstel e di conseguenza gli austriaci sono costretti ad abbandonare il Toblinger Riedel (ed il Sasso di Sesto) che venne occupata di slancio (nell'ordine) dalla 9ª, una compagnia di alpini, poi la 11ª e la 12ª. La notte sul 17, reparti del Genio riescono dopo due notti di vani tentativi a far brillare dei tubi di gelatina; questo ed il contemporaneo supporto di 2 mitragliatrici issate tra le rocce del Paterno, consentono alla 96ª ed alla 267ª di conquistare il Sasso di Sesto, dopo aver conquistato un'altura ad ovest. Per tutto il 18 agosto si lavora a rafforzare la posizione. Nella notte successiva la 11ª e la 12ª in testa con la 9ª di rincalzo (sei compagnie secondo Kübler e Reider) assalirono la trincea del Passo senza risultato: rimasero davanti ai cavalli di Frisia sotto il fuoco incrociato della linea e degli appostamenti in vetta finchè sulla sera del 19 giunge l'ordine di ripiegamento. L'ultimo vano tentativo fu eseguito dalla 96ª fatta salire a Lavaredo da Casoni Crociera; poi le truppe esauste ebbero il cambio dall'8° bersaglieri. Il 22 agosto i bavaresi dell'Alpenkorps tentarono di riprendere le linee perdute, ma vennero respinti dalla 6ª/55° (la 5ª secondo Tosato, che venne poi sostituita dalla 6ª che rimase in linea fino al 24) per felice intuizione del s.ten. Marelli: questi doveva col 2° plotone costruire una trincea dallo strapiombo occidentale della Torre di Toblin alla testata della Rienza Nera, quando viene sorpreso dall'attacco tedesco. Ma la sua pronta reazione riesce a stroncare l'impeto degli attaccanti. Il 29 anche la 10ª (ten. Meneghetti) lascia la Grava Longa ad alcuni reparti del 54°.

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