Attacco austriaco al Sasso di Sesto

11 Aprile 1917

Tutti i precedenti tentativi erano falliti perchè gli accessi al Sasso di Sesto erano troppo esposti alla vista e di conseguenza al fuoco degli italiani. Altresì era già stato provato che anche mantenere la cima era impossibile data la potenza di fuoco di cui disponeva l'artiglieria italiana del settore. Il magg. An der Lan era quindi contrario a qualsiasi azione ma alla fine prevalsero le argomentazioni a favore portate dal cap. Demian. Lo scavo della galleria sotto la neve cominciò ai primi di aprile partendo dall'avamposto sud-ovest del Toblinger Knoten; nel frattempo i 60 landstürmer e standschützen scelti per il tentativo venivano addestrati alle nuove tecniche di combattimento ravvicinato. All'inizio il lavoro procedeva velocemente ma le condizioni andavano peggiorando; si doveva spalare fuori la neve senza essere visti dagli italiani e soprattutto mantenere la giusta direzione (si utilizzavano a tal fine dei fili di ferro che venivano spinti fino alla superficie per essere visti dagli osservatori) e la giusta quota. Dopo varie correzioni il tunnel giunse alla cresta tra Toblinger Knoten e Sextenstein e seguendo questa fino ai cavalli di frisia italiani. Si scavò quindi una galleria trasversale di 8 metri con parecchi buchi d'attacco fino a 30 cm dalla superficie. Poichè si diffuse la voce che un ruteno avesse disertato (in realtà era precipitato) il cap. Demian ordinò l'attacco immediato: dopo l'assoluzione generale impartita dal cappellano Hosp, alle 22.55 viene dato il segnale d'attacco. Molti italiani vengono sorpresi nel sonno ed incolonnati lungo la galleria, ma nelle caverne inferiori si svolsero mischie furibonde. Alle 24 il Sasso è in mano austriaca, fatta eccezione per le gallerie più profonde. Gli austriaci catturano un sottotenente e 70 uomini e si apprestano alla difesa (s.ten. Fuchs). Ma già all'alba del giorno dopo gli italiani sparano con l'artiglieria di Forcella Lavaredo troncando tutti i collegamenti austriaci. Il primo attacco italiano viene facilmente respinto, ma dalle caverne inferiori sbucarono di nuovo gli italiani e quel che resta del presidio austriaco è costretto ad asseragliarsi sulla cima. Il fuoco dell'artiglieria italiana li costringe al ritiro lungo la galleria nella neve nella quale trovano le munizioni necessarie alla difesa che però non servono in quanto gli italiani non li inseguono. Il Berti riporta come data dell'attacco il 21 aprile e lascia dell'episodio una definizione esemplare: "la guerra dei trogloditi".

< PrecedenteSuccessivo >