Attacco italiano contro il Rotheck

4 Agosto 1915

Tra la fine di maggio ed i primi di giugno erano giunti a rinforzo per gli austriaci un battaglione di Kaiseräger, uno di Standschützen ed altri reparti dell'Alpenkorp. Si poterono quindi iniziare i lavori per una linea di resistenza, lavori che a detta degli stessi austriaci (Schemfil) furono portati a termine "senza nessuna azione di disturbo da parte del nemico". Il 27 giugno la linea si sviluppava seguendo le seguenti elevazioni: Burgstall - Schellaboden - rotabile del passo Montecroce - Seikofel - Pullbach - Roteck - Demut - Schöntalhöhe - Eisenreich - Frugnoni. Alla fine di luglio, la 10ª Divisione riceve dal Comando d'Armata l'ordine di attaccare lo sbarramento di Sesto, sul fronte che va dai Frugnoni al Roteck. L'attacco principale è sferrato la mattina del 4 agosto contro il Burgstall ed il Seikofel dalla brigata Ancona, e contro il Roteck dalla brigata Basilicata. Ai lati vennero effettuate tre azioni dimostrative: la prima nell'Alta Val Fiscalina, la seconda contro l'Eisenreich e la terza dal Col Quaternà contro la cresta dei Frugnoni. L'urto più violento è diretto rispettivamente contro il Seikofel e contro il Roteck: fronteggiano l'urto un battaglione dell'Alpenkorp (schierato tra il Burgstall ed il Roteck), alcune compagnie di due battaglioni di Landstürm e di due battaglioni di Standschützen. Così Berti descrive i due monti: "Il Roteck, tanto modesto di forma e di altezza quanto fosco nella storia, si protende a cuneo tra due avvallamenti [...] Il Seikofel, pur esso insignificante di aspetto per chi ne ignori la storia, è una lunga e stretta dorsale [...] Il Roteck è occupato dagli austriaci soltanto sulla cima; il Seikofel per intero."
La difesa del Roteck era affidata in quel periodo alla 2ª compagnia del IR 14°, dalla sezione mitragliatrici del battaglione e da due plotoni di standschützen di Hall. Da parte italiana la prima ondata dell'attacco venne affidata al I/92° mentre la seconda a due compagnie del II/92°. La colonna destinata all'attacco del Roteck deve affrontare un cammino lungo ed in terreno completamente scoperto. Parte la notte tra il 3 ed il 4 agosto: alcune compagnie si arrampicano per il pendio erboso, altre si addentrano per le due vallette laterali per percorrerle nel fondo e poi puntare verso la cima. "Procedono rapide ma caute, strisciando sul terreno divise in piccoli gruppi. C'è un forte chiarore lunare e frequenti razzi lanciati dalle trincee nemiche illuminano il vallone; i soldati allora si immobilizzano, poi riprendono la lenta avanzata. Ogni rumore è coperto da un vento impetuoso e dal fragore delle fredde acque dei torrenti ingrossati dalle recenti piogge, il cui guado costituisce la principale difficoltà della marcia di avvicinamento; si aggiunge il fragore delle cannonate che squassano la sommità del monte."
Il grosso (del I/92°) procede per la valletta del Karbach, mezza compagnia per la valle del Pullbach; i primi giungono presso i reticolati ed abbozzano delle trincee. All'alba le vedette austriache si ritirano come di consueto e proprio in quel momento gli italiani strisciano sotto i reticolati e poi, mentre l'altra mezza compagnia salita per la valletta del Pullbach richiama l'attenzione dei difensori della cima, si lanciano sulle baracche a tergo della cima e sorprendono i difensori. Uno standschütze del battaglione Innsbruck II ricorda così l'episodio: "... favorito dall'oscurità della notte e dal rumore del vento impetuoso, il nemico riesce a raggiungere i reticolati ed aprirsi anche una breccia, e ormai si slancia in potenti ondate, già sicuro di vincere. Gli standschützen lo attendono nelle loro trincee, intrepidi e calmi, saldi come un muro, sparando sulle file avanzanti colpi dietro colpi, precisi. Già le prime schiere nemiche vacillano, diradate dal tiro, ma altre si slanciano avanti violentemente a prenderne il posto, e la lotta divampa sempre di nuovo, poichè le masse italiane appaiono strapotenti. Mentre le forze dei nostri standschützen sembrano già paralizzarsi, alte grida di giubilo annunciano i rinforzi che accorrono ..."
Infatti 300 metri al di là del Roteck un plotone di Standschützen di Hall è in marcia dalle trincee del Roteck verso le baracche dei laghi Hochgränten per il turno di riposo; è giunto alla China Sattel quando scorge gli italiani sulla cima e torna indietro di slancio. Riesce anche a piazzare una mitragliatrice con la quale scaccia definitivamente gli italiani. Viene respinto anche l'attacco della seconda ondata italiana, ma i successivi tentativi italiani riescono a conquistare nuovamente una parte della posizione. Gli austriaci fanno intervenire le ultime riserve (una compagnia del X/14° IR ed un reparto di genieri). La svolta dei combattimenti si ebbe quando una granata austriaca da 150 centrò in pieno un gruppo di fanti italiani che si stavano raggruppando, lasciando così le truppe nella confusione. Altri rinforzi accorrono dal Demut e dalla Hahnspiel e per gli attaccanti italiani non c'è scampo; anche le opposte artiglierie entrano in azione. Ricorda la standschütze Mörl: "[...] Il combattimento, specialmente il violento fuoco di artiglieria che doveva proteggere il ripiegamento degli italiani, durò tutto il giorno. Gli italiani rimasti davanti al Roteck e alla posizione di cresta si trovavano in una situazione orribile. Il nostro fuoco d'interdizione, ottimamente condotto, batteva nelle loro file. Se uno si alzava, per avanzare o per retrocedere, lo abbattevano infallibilmente i tiri eccellenti degli Standschützen della compagnia Hall. [...] I fanti italiani lasciarono davanti al Roteck più di cento morti [...]"
I numeri relativi alle perdite sono molto discordi (a seconda della fonte); ciò che rimane come dato di fatto è che le perdite italiane furono di molto superiori rispetto a quelle austriache.

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