Piani d'attacco austriaci

Ottobre 1917

L'attacco del 22 ottobre sferrato su Monte Piana (contro la Ghirlanda) ed eseguito da reparti di truppe già inquadrate nella XIV Armata di Von Below, nonostante venne condotto con estrema violenza, aveva solamente carattere dimostrativo ed il suo scopo era trattenere le riserve italiane nel Cadore, distogliendole da un eventuale impiego sul fronte dell'Isonzo. A tal proposito, ricorda il Meneghetti: "La guerra lunga e ferma aveva prodotto questo prodigio che il povero Cristo del fante, stretta al petto la sua croce, s'era aggrappato con tutte due le braccia al suo Calvario. Altro che fuggire vilmente! Non sapeva, non poteva, non voleva staccarsene, finchè non fosse finita la guerra. In tali condizioni di spirito l'attacco alla Ghirlanda, respinto il giorno appresso, influì non poco sul ritardo della IV Armata a ripiegare."
Per quell'attacco il comando austro-tedesco inviò tra S. Candido e Dobbiaco:
- reparti della 26° divisione del Brandeburgo e della 200° (Gruppo Von Berrer);
- reparti dell'Alpenkorp (Gruppo Von Stein);
- kaiserjäger tirolesi.
i quali vennero fatti salire alla linea di scatto all'ultima ora.
Quanto al criterio tattico, prevalse l'opinione germanica secondo la quale le fanterie, nell'avanzare, non dovevano preoccuparsi dei centri di resistenza, ma lasciarseli alle spalle: così i reparti attaccanti su Monte Piana dovevano travolgere le difese della Trincea degli Alpini e della Guardia di Napoleone e, senza curarsi troppo dei nidi di mitragliatrice in roccia, rovesciarsi nel Vallone dei Castrati dirigendosi verso Forcella Alta e puntando su Misurina. L'artiglieria nei giorni precedenti eseguì su vasta scala tiri di inquadramento, tanto che il comando di divisione italiano inviò da S. Stefano di Cadore il V Reparto d'Assalto a disposizione della brigata Umbria. Il reparto era a disposizione della 2ª Divisione (gen. Venturi, appena succeduto al gen. Cittadini); al comando c'era il cap. Pomponi, alle cui dipendenze vi erano 5 plotoni (ten. De Simone, Gua, Paolotti, Carozzi, asp. Mugna) più una sezione lanciafiamme (s.ten. Del Sole). Giunse in Conca di Misurina il 21 ottobre, proprio quando il tiro austriaco si andava intensificando di ora in ora. Ai primi di settembre il comando di brigata austriaco constata che la situazione sul Monte Piana si fa sempre più critica in quanto gli italiani si avvicinavano sempre di più, ben coperti dagli efficaci tiri dell'artiglieria, mentre gli austriaci erano a corto di mezzi tecnici e di rincalzi. Viene quindi approvata l'idea di una massiccia operazione (che coincidesse con la grande offensiva nell'alto Isonzo) indicata col nome in codice "Herbst". Il 5 ottobre arriva a Villabassa un battaglione d'assalto tedesco; il 10 il cap. Kratoschwill con una compagnia del battaglione d'assalto della II Armata. A copertura erano a disposizione 74 cannoni e 18 lanciamine, mentre la guarnigione del Monte Piana era costituita da 1 battaglione di Kaiserjäger, la quale si trovava di fronte il III/54° (magg. Piacenza) con il comando (col. Nigra) presso l'attuale rif. Bosi. Nella seconda metà di ottobre comincia a piovere a dirotto ed anche a nevicare (40 cm. il giorno 20): in quel periodo due soldati austriaci disertano ed espongono agli italiani i piani austriaci. Il 18 ottobre arriva l'ordine di attacco: per le prime ore del 21 è previsto l'attacco alle postazioni italiane del Monte Piana e per il 22 quello lungo il versante occidentale. Prevedendo l'immediata reazione italiana si invita a soffocare sul nascere i contrattacchi e porre massima cura nell'operazione gas.

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