L'incarico

Gennaio 1916

Il 9 gennaio rimessosi da una contusione riportata in zona Lavaredo, il cap. Giovanni Sala si reca in ricognizione sul Creston Popera accompagnato dal s.ten. Lorenzoni, ufficiale informatore del Comando della IV Armata. Nella sua relazione scrisse:
"Dall'esame della zona apparve chiaro:
. impossibilità di un attacco frontale se non collegato tenacemente ai fianchi: in pieno accordo quindi con il piano del generale Venturi;
. necessità di sapere se Cima Undici fosse occupata dal nemico e di impadronirsene;
. necessità, per arrivare a Cima Undici, di proseguire l'occupazione della parte di quota 2990, studiando nel contempo anche la possibilità di portarsi, con pochi arditi e per cenge difficili, dal versante del Ghiacciaio Pensile e del Ghiacciaio Alto, sulla pendice di Cima Undici che sovrasta il Passo.
La riuscita di questa operazione - era molto chiaro ed evidente - dipendeva soprattutto dall'essere Cima Undici non occupata dal nemico e dall'agire nel massimo silenzio, a sorpresa completa, perchè altrimenti il nemico, in 2 ore circa, avrebbe potuto portarsi dai ricoveri del Passo alla sovrastante Punta Nord di Cima Undici, e rendere così vani tutti i nostri sforzi
"
La ricognizione viene poi completata portandosi assieme all'asp. Dal Mastro a Forcella Popera e poi a Forcella X dove c'era una baracca. Come risultato della ricognizione Sala diede ordine di sistemare le difese e fece stendere un reticolato nel punto in cui il vallone si attaccava alla salita per Forcella X. Il comandante della postazione del Creston Popera era il cap. De Marco della 9ª/53° (brigata Umbria): i lavori di sistemazione durarono fino al 25 gennaio e nel frattempo il s.ten. Lorenzoni venne sostituito dal s.ten. Passerini del 7° Alpini. Il cap. Sala si convinse che fosse "impossibile riuscire a portarsi sopra il Passo dalla parte del Vallone lungo i contrafforti orientali di Cima Undici, ed in ogni caso non si sarebbe certo potuto contare sulla sorpresa, elemento indispensabile, tassativo, per la riuscita dell'operazione. Non rimaneva perciò che tentare per quota 2990 (Cresta Zsigmondy)".
In quegli stessi giorni una pattuglia in osservazione presso il Sasso Fuoco recupera una cartina militare austriaca in scala 1:75.000 nella quale vengono riportate in dettaglio le posizioni dei pezzi di artiglieria italiana; evidentemente la carta era stata portata via dal vento dall'Osservatorio di Croda Rossa. Venne immediatamente trasmessa dal Sala al comando di Settore che ordinò lo spostamento di alcuni pezzi. Il 29 gennaio Sala e Lunelli lasciano S. Stefano diretti verso q.2990. Passano per Auronzo e si presentano al Capo di Stato Maggiore del Corpo d'Armata, col. Coffaro, per recuperare il materiale necessario: il Sottocapo di Stato Maggiore, magg. Setti, incarica la 23ª batteria da montagna (dislocata sui ghiaioni Popera agli ordini del ten. Stiz) e gli alpini di Val Marzon di provvedere al trasporto. Il mattino seguente giungono a q.2990 ed il cap. Sala prende il comando del distaccamento che era tenuto dal s.ten. Antoniutti della 75ª.

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