L'inverno a Cima Undici

Febbraio-Marzo 1916

Subito dopo l'occupazione delle forcelle di cresta, si scatenò una tremenda tormenta: le comunicazioni telefoniche si interrompono. Il presidio della Forcella della Caverna riesce a scendere alla Mensola, ma non quello di Forcella Alta; solo dopo due giorni di tormenta i 2 alpini del presidio (Grandelis e Marta) riescono a portarsi in salvo chiedendo "perdono" per non aver rispettato le consegne impartite dal cap. Sala che aveva detto di non abbandonare il posto. Comunque sostennero che "'No se gaveva più gnente da magnàr, el fasea tropo fredo e no se gavea più petrolio par la stua; semo vegnudi a torsene e po tornemo su". Nei giorni 25, 27 e 28 febbraio il cap. Rossi riesce con la sua 96ª a portare viveri e generi di conforto alla base della cordata. Il 28 il s.ten. Vaccari (capoplotone della 75ª) lascia rientrare 12 dei suoi uomini che vengono sostituiti da altrettanti alpini della 68ª.
A causa del freddo intenso e della tormenta gli uomini furono costretti a rimanere per giorni nelle fragili baracche senza nessun contato con il fondovalle ma l'equipaggiamento invernale di quegli uomini era ritenuto sufficiente (per loro!) per mantenerli tranquilli se non perfino a volte allegri. Nel frattempo Lunelli aveva proceduto con la sua occupazione del versante orientale di Cima Undici occupando altre due forcelle (Forcella Da Basso e Forcella Sala) che però non risultavano di grande importanza strategica/tattica per la futura azione. Verso il 12 marzo il cap. Sala affronta assieme a Lunelli la difficile discesa verso valle per andare a conferire di persona con il gen. Venturi. Arrivato a Forcella Giralba si accorda con il cap. Porta della 68ª per inviare a Cima Undici viveri e legna. Il primo tentativo fallì ma al secondo, grazie anche ad alcuni colpi sparati dalla batteria da montagna per provocare il distacco di eventuali valanghe, la corveè ebbe successo.
Lunelli ricevette l'incarico di addestrare il reparto che avrebbe svolto l'attacco dal Vallon Popera verso il Pianoro del Dito, ed il comando sulla cresta di Cima Undici venne affidato al s.ten. De Poi: questi provvide ad attrezzare una via più coperta per raggiungere Forcella Sala ed occupa altre tre piccole forcelle: Forcella De Poi, Forcella Da Col e Forcella Dal Canton, tutte "intitolate" all'alpino che per primo vi pose piede. Le ultime due erano in posizione eccellente in quanto dominavano il rovescio del Passo della Sentinella, tutto il Pianoro del Dito ed il lato nord-ovest della Croda Rossa. Il Sala decise di utilizzarle coma base di partenza per l'attacco; una piccola conca nella roccia fu adibita a ricovero e chiamata "Insenatura delle Caverne" e venne attrezzata con una baracca per mezzo plotone. Nel frattempo il comando di settore a S. Stefano di Cadore preparava l'attacco dal basso: il Creston Popera fu trasformato in robusto caposaldo ed alla base del Sasso Fuoco fu creata una posizione per agevolare gli attaccanti (ed eventualmente parare un contrattacco austriaco!). Alla fine di marzo il s.ten. marconista Gentili, aiutato da tre alpini, riceve l'ordine di stendere la linea telefonica. Al primo tentativo vennero travolti da una valanga e per miracolo si salvarono; dopo due giorni riescono a scendere per il Canalone Schuster e realizzano il collegamento tra Cima Undici ed il reparto destinato all'attacco del Passo. Vengono installati quattro eliografi (a Forcella Giralba, su Cresta Zsigmondy, sul Sasso Fuoco e sul Creston Popera) e tre osservatori (Creston Popera, Sasso Fuoco e Forcella della Tenda col suo mitico binocolo da 45 ingrandimenti puntato sulla Croda Rossa). Sul Creston Popera venne anche dislocata una stazione fotoelettrica portatile per illuminare il Passo della Sentinella dal Sasso Fuoco.

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