"Prontissimi"

10 Aprile 1916

Quando alla fine di marzo il gen. Venturi costituý il battaglione per l'attacco dal Vallon Popera, volle che in esso fossero rappresentate tutte le truppe che operavano nel settore: alpini, fanteria, bersaglieri e truppe tecniche. Il comando venne dapprima (7 aprile) affidato al magg. Fiore dei bersaglieri il quale per˛ in data 11 aprile venne trasferito in Conca Vallona ed il comando delle truppe del Vallone pass˛ al comandante del battaglione Fenestrelle, t.col. Gazagne. Il plotone di Lunelli venne addestrato alle marce sulla neve, agli ostacoli di alta montagna ed ai doveri di un'azione di sorpresa: "Allo scendere della notte portavo gli uomini, perfettamente equipaggiati e vestiti, su qualche ripido nevaio, cambiando per˛ tutte le notti il campo d'esercitazione; bisognava arrivare al punto di superare il nevaio e poi qualche tratto di parete senza il minimo rumore e senza bisogno di dare ordini, obbedendo i soldati al solo gesto."
Il reparto che doveva attaccare dall'alto di Cima Undici fu costituito solo da alpini: vennero costituite due squadre di 20 uomini ciascuna sotto la responsabilitÓ dei s.ten. De Poi e Jannetta ed al comando del cap. Sala; egli stesso dice: "I soldati che componevano le 2 squadre furono da me denominati i "mascabroni", che nel gergo di Cima Undici voleva dire gente rude, ardita, non curante dei disagi e, se vogliamo, anche un po' strafottente al modo alpino, ma sempre generosa e pronta a dare in qualunque momento il proprio sangue per la patria e per i compagni. [...] La squadra del sottotenente De Poi doveva essere la prima a scendere all'inizio dell'attacco, e precisamente quando le truppe comandate a risalire il Vallone Popera fossero giunte in prossimitÓ del Passo al coperto dietro le rocce del Pianoro. La squadra del sottotenente Jannetta doveva subito seguire. Io dovevo trovare posto fra le 2 squadre. Il nemico, in tal guisa, preso di fronte e di fianco, anche se formidabilmente trincerato, si sarebbe dovuto arrendere. [...] In quei giorni volli anche sperimentare l'effetto delle torpedini. Ne feci scoppiare due rotolandole nella Busa di Fuori in prossimitÓ della Mensola. A causa del vento, che spesso lass¨ non mancava, l'accensione della miccia venne fatta con un mozzicone di toscano acceso. Lo scoppio rintron˛ formidabile, e rinsald˛ la nostra piena fiducia nel successo."

Gli ordini di operazione

Il 7 aprile il s.ten. d'artiglieria Malinverni addetto al Comando del Settore, ed il s.ten. Passerini recapitano al cap. Sala una lettera del Capo di Stato Maggiore del settore, t.col. Ascoli, con allegato l'Ordine di Operazioni N.2 elaborato dal gen. Venturi. Il 9 aprile giunge dal Creston Popera l'Ordine di Operazioni N.3 (datato 8 aprile, ore 18.30) nel quale l'attacco di sorpresa al Pianoro del Dito veniva sostituito da un "attacco metodico" nel timore che gli austriaci si fossero accorti della preparazione italiana. Il 10 aprile il cap. Sala invia il fonogramma con scritto semplicemente: "Prontissimi." Il 12 giunge anche l'Ordine di Operazioni N.4 nel quale si stabilisce che il comando delle truppe del Vallon Popera era affidato al t.col. Gazagne. Il 15 giunge l'Ordine d'Operazioni N.5 (datato 13) nel quale vengono esposte alcune variazioni; ad esso Ŕ allegata una nota riassuntiva che sintetizza il concetto operativo del gen. Venturi, ovvero lo svolgersi dell'azione in 4 tempi:
1 - Occupazione di sorpresa del Pianoro; silenziosa avanzata degli alpini e di parte della fanteria fino a poca distanza dal Passo; occupazione a difesa del Sasso Fuoco;
2 - tiro violento sul Passo e su eventuali rincalzi da parte di tutte le truppe nella possibilitÓ di farlo;
3 - cessazione del fuoco di artiglieria sul Passo e continuazione dello stesso contro la Cresta di Croda Rossa;
4 - rafforzamento del Passo conquistato.

Contromisure austriache

Fin dal 2 aprile gli osservatori avevano comunicato che la Punta Nord di Cima Undici era in mano italiana ma i lavori da ultimare sulle posizioni erano tanti e tali che non lasciavano tempo per ulteriori contromisure. Gli obiettivi austriaci primari erano il possesso della cima di Croda Rossa e del Pianoro del Dito. Il 10 aprile gli StandschŘtzen segnalarono una forte presenza di alpini su Cima Undici ma la notizia venne trascurata (secondo l'Ebner, gli standschŘtzen non erano tenuti in grande considerazione dalle truppe regolari); ma anche un altro osservatorio, quello di Sasso Vecchio, il giorno 11 aprile nota un centinaio di italiani sulla Busa di Dentro, e piste con percorsi attrezzati. Tali notizie fanno pensare che gli italiani vogliano attaccare Forcella Undici e non il fianco destro della Sentinella. Il 13 aprile l'asp. Unterkreuter comunica che gli italiani hanno occupato due posizioni avanzate nel Vallon Popera, puntate verso il versante sud di Croda Rossa. Le guide del settore erano comunque convinte che "scendere in questa stagione lungo quei ripidi nevai Ŕ un'impresa oltremodo rischiosa e destinata a fallire". Nei giorni 13, 14 e 15 aprile pattuglie italiane si scontrano brevemente con i presidi austriaci della Croda Rossa ma i comandi austriaci non si allarmarono ancora pi¨ di tanto.

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