Conquista italiana di Forcella Fontananegra

2 Agosto 1915

Fin dal giorno 1 agosto, contro il plotone tedesco di presidio alla forcella, si trovavano la 79ª e parte della 77ª (Belluno), un battaglione del 45° (Reggio), mentre in riserva era schierata una compagnia del 24° (Como). Durante la notte gli jäger bavaresi cedettero il posto ad un plotone della 1ª/XIV Reserve Jäger (s.ten. Grosse). La mattina, tra le 9 e le 10, gli italiani iniziano il tiro di artiglieria che si protrare per circa un'ora. La descrizione che segue è del s.ten. Contag (che pur non essendo materialmente presente nella zona degli scontri, raccolse le testimonianze dei presenti):
"D'un tratto si scaricarono mille armi. Da ogni parte le palle fioccavano con violenza, come se volessero squarciare i massi che servivano da riparo agli jäger. Le mitragliatrici crepitavano ininterrottamente. Pareva quasi che la roccia stessa vomitasse proiettili, poiché il nemico non si faceva minimamente scorgere, tanto abilmente si era nascosto. Non si vedevano che pietre mulinare con un terribile fragore, martellare furiosamente, eruttare morte e sterminio! Ogni più piccolo anfratto, ogni appiglio, ogni spacco, ogni sporgenza sembrava in preda alla follia e partecipava a quella tregenda. E tutto il furore si riversava su quell'esiguo drappello di 60 Jäger! Ma costoro attendevano imperturbabili senza rispondere, che così aveva ordinato il loro capo. Mentre le palle e i frammenti di roccia turbinavano sopra le loro teste, sì che l'aria si impregnava della polvere prodotta dalle pietre stritolate, essi scrutavano acutamente attraverso le feritoie, spiavano cautamente oltre gli spigoli dei sassi disposti a parapetto, per avere il nemico a portata dei loro cannocchiali da puntamento, sin dal primo istante della sua avanzata. E l'istante venne; che il tiro durò solamente un quarto d'ora. Allora, cessato il fuoco di colpo, si ebbero alcuni secondi di silenzio; e subito dopo tutte le rupi si animarono. In un baleno esse brulicarono di figure fosche, che scaturivano da tutti i nascondigli del terreno frastagliato, balzavano di masso in masso, strisciavano felinamente, si arrampicavano sulle rocce, se ne calavano, si avventavano innanzi come in preda all'ebbrezza, seguendo i loro capi e trascinando seco tutti gli esitanti, affascinati da una volontà irresistibile, che tutti indistintamente spronava verso un unico punto. E i fucili degli Jäger germanici falciarono in mezzo a loro una copiosa messe. Dapprima avanzarono travolgenti le ondate degli Italiani, ma poi l'impeto delle prime file si infranse, i sopravvenienti recalcitrarono davanti ai sanguinanti cadaveri e ai disperati sguardi dei moribondi e si indugiarono dietro i massi più a lungo del tempo necessario a riprendere fiato. Si spinsero bensì nuovamente innanzi, e l'ondata successiva incalzò con impeto rinnovato, ma le loro file incominciavano ormai a vacillare e la loro foga a intepidirsi. Ed allorché gli Jäger ne ebbero di nuovo fulminato un gran numero, delimitando con pugno irresistibile un tratto di terreno che neppure il più animoso riusciva a oltrepassare senza soccombere, la fiumana nemica ristagnò ed alla fine si acquietò. Il primo assalto era stato stroncato."
L'azione fu posta al comando del t.col. Ottina con la 77ª e 79ª del Belluno, il I/45° ed una compagnia del 24°: riuscirono a prendere la forcella grazie all'azione avvolgente eseguita dalla 79ª. Già il 22 luglio un plotone della 77ª si era insediato nelle rocce tra la forcella e Punta Marietta minacciando in tal modo sia il presidio della forcella che quello della cima della Tofana I. La nuova linea austriaca fu organizzata circa 600 metri dietro alla precedente, limitando di molto la portata del sanguinoso successo degli italiani (furono alla fine necessari tre assalti per impadronirsi della posizione!) che però videro in questo successo la "vendetta" per la morte del gen. Cantore.

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