La conquista del Castelletto

11-13 Luglio 1916

Verso le 4 gli italiani tentarono di salire il canalone ma vennero respinti: stessa sorte toccò a delle pattuglie che tentavano di raggiungere il posto di vedetta di Schneeberger. Nel frattempo sul Lagazuoi il fuoco dell'artiglieria italiana devastava le posizioni fino alle 8.30, provocando altresì perdite non gravi (3 morti e 20 feriti). Tentativi italiani contro Col dei Bos, Sasso Spaccato a Cima Falzarego vennero fermati dai presidii e dall'artiglieria austriaca. Allo Scudo, oltre i restanti 17 uomini della squadra iniziale, arrivano anche altri alpini della 77ª che hanno cambiato percorso dopo aver visto le rocce sopra la Testata del Camino dei Cappelli occupate dalla squadra austriaca. Iniziano a sparare (14 morti tra cui il Guem e ferito il Tomsa) e lanciare bombe verso il Castelletto, riuscendo a far sgombrare anche la III Guglia. Il magg. Neri provvede all'invio di altri uomini allo Scudo, due mitragliatrici sul Camino Vallepiana e la 77ª a ritentare la risalita del canalone centrale; chiede inoltre all'artiglieria delle Cinque Torri di battere non più i rovesci del Castelletto ma le guglie. Dallo Scudo entra anche in azione il lanciabombe. In cima al Camino Vallepiana i Volontari Feltrini attendono per non rivelare la loro presenza e far scattare la reazione dell'artiglieria austriaca; arriva anche una mitragliatrice con 14 nastri ma è troppo tardi e l'azione deve essere rimandata al giorno successivo. Nella notte un plotone della 106ª (s.ten. Soave) arriva di rinforzo a Forcella Col dei Bos mentre da parte austriaca i rinforzi sono costituiti da 2 mezzi plotoni di Kaiserjäger ed un plotone di Landstürm. Nel resoconto del Burtscher si dice che tra il 10 e l'11 luglio il cap. Raschin aveva inviato vari rinforzi: 16 uomini della 4ª/167° Landstürm (s.ten. Hryzik), alcuni kaiserjäger della Streifkompanie 6 (alf. Richter) e uomini dell'Alpinen Detachement del dott. Sild.
La notte tra l'11 e il 12 luglio trascorse tranquilla. La mattina del 12, l'azione dalla testata del Camino Vallepiana viene condotta dai s.ten. Polin e Piacentini (dello Scudo) che con le loro mitragliatrici bloccano gli austriaci dentro le caverne del costone della Tofana e della III Guglia. Gli italiani battono gli austriaci dall'alto, ma di contro gli austriaci riescono a tenere sotto tiro alcune vie d'accesso fondamentali quali il percorso tra lo Scudo e la Testata del Camino dei Cappelli e la forcella sopra il canalone centrale. Invano Allais, Carugati, Vallepiana e Ceccato tentano di trovare accessi in parete non battuti dagli austriaci. Per tutto il 12 luglio gli italiani bersagliano gli austriaci che sono costretti ad abbandonare anche la III Guglia ed a far tacere le mitragliatrici che battono il costone della Tofana: si rifugiano in due caverne sul costone ma lasciano delle sentinelle. Nel pomeriggio artigliere e lanciabombe bersagliarono il Castelletto mentre dalla Tofana i Volontari Feltrini sparavano. Vennero ridotti al silenzio solo grazie all'intervento dell'artiglieria del Lagazuoi. Alle 18 calò la nebbia e gli italiani si lanciarono per 3 volte contro il posto Schneeberger che alla fine cadde. Lo stesso alfiere (sfinito) fu trasferito, sostituito al comando dal s.ten. Von Call (Streifkompanie 6). Questi, assieme al s.ten. Anschober (Alpinen Detachement 2) riuscì a liberare gli uomini rifugiatisi nelle caverne ai piedi della Tofana.
Ogni ritardo rischia però di essere fatale visto che sta per fare buio. Dal riposo giunge anche Del Vesco dei Volontari Feltrini che si offre con 7/8 uomini più alcuni elementi della 77ª e tenta di risalire il famigerato canalone centrale, ma i massi che tuttora cadono glielo impediscono. Prova allora a risalire il Camino dei Cappelli e dopo 5 ore giunge con 12 uomini alla testata. Si stabilisce il contatto con lo Scudo e con il resto della 77ª: inizia allora la discesa con le corde. La squadra occupa la selletta ed il cratere ed attacca una caverna. Ma da là dentro apre il fuoco una mitragliatrice e dal fianco e dalle spalle si rivelano anche dei tiratori austriaci annidati tra le rocce: gli italiani sono quindi costretti a ritornare sui loro passi con 6 feriti, tra i quali lo stesso Del Vesco. Nella notte l'artiglieria austriaca inizia a battere il cratere, il Camino dei Cappelli ed il Costone della Tofana, ma con scarsi risultati data l'oscurità. Il s.ten. Soave raccoglie i migliori del suo plotone e della 77ª e con 17 uomini finalmente, verso le 24, occupa il cratere. Calano una corda ed issano per il canalone due mitragliatrici (secondo il Burtscher solo una, piazzata allo sbocco della galleria Tissi), poi arrivano i Volontari Feltrini ed altri elementi della 77ª. Ma sul versante nord, nel pietrame della III Guglia (300 metri sotto la sella) il Von Call allestì una linea di 70 uomini ed il 14 luglio il Sild riceve l'ordine di riconquistare le posizioni sul Castelletto. Ma tale attacco risultò troppo pericoloso e venne abbandonata l'idea. Nel pomeriggio del 13 il cap. Cajani riunisce la 77ª e dà il cambio al s.ten. Soave, procedendo ad estendere e consolidare l'occupazione. Due pezzi da campagna del cap. Freda vengono portati alla base del Castelletto per battere il settore austriaco di Cima Falzarego. Nelle prime ore del 13 luglio gli italiani, senza l'appoggio dell'artiglieria, mossero contro il Sasso Spaccato ma ne furono ricacciati dal presidio e dalla mitragliatrice della FW (Feldwache) 14. Anche un attacco contro Cima Falzarego si arrestò pressochè spontaneamente di fronte alla compagnia del ten. Fischer. Una volta libera la Strada delle Dolomiti, il Tarditi avrebbe potuto concentrarsi sul Piccolo Lagazuoi, punto chiave di tutto lo sbarramento Alto Cordevole - Val Parola, ma la sua intenzione era quella di occupare prima tutta la linea avanzata austriaca, nelle cui mani rimanevano la base del Castelletto, il Masarè, il Sasso Misterioso, e la parte ovest di Cima Falzarego: gli italiani potevano sperare di prendere anche Forcella Grande e minacciare così da tergo tutta la linea austriaca. Da parte austriaca si decise di tenere la linea avanzata solo come punto di osservazione con pochi uomini, ma per ulteriore protezione venne costruita (di notte) una linea intermedia che congiungeva il Grande Lagazuoi con la metà della base della Tofana I passando per Val Travenanzes. L'Alpinen Detachement 3 (quello catturato a Fontananegra) venne sostituito con un Distaccamento Alpino Bosniaco (Alpinen Detachement 10) e l'artiglieria ricevette in rinforzo un mortaio da 305, uno da 240 ed un obice da 150.

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