Nazione Annoni Francesco Enrico

Grado Sottotenente

Mostrina 7° Alpini, 96ª cp. battaglione Pieve di Cadore

Ritratto

Nato il 27 giugno 1892 a Romanò Brianza (CO)

Decorazioni

Decorazione Medaglia d'Argento

Conduceva il proprio plotone all'assalto di trinceramenti nemici, conquistandoli valorosamente. Ferito due volte, e la seconda assai gravemente, noncurante delle ferite rimase al suo posto finché ne ebbe la forza, incoraggiando i suoi con le parole: "Avanti, sempre avanti, alpini!"
Monte Piana, 20 luglio 1915

Note biografiche (Archivio Franco Licini)

Settimo figlio[1] di Ambrogio Annoni e Teresa Introzzi, Francesco Enrico nasce il 27 giugno del 1892 a Romanò Brianza, in provincia di Como. Dopo aver frequentato le scuole inferiori a Giussano, dove la famiglia si era trasferita nel 1902, Francesco segue gli studi magistrali alla normale "Giovanni Gherardini" di Milano dove, nel 1912, ottiene l'abilitazione all'insegnamento. Ciò nonostante, l'1 gennaio del 1913 sceglie di arruolarsi nel 3° Alpini in qualità di Allievo ufficiale di complemento ed a luglio viene trasferito, quale sergente allievo, al 4° Reggimento Alpini; dopo 5 mesi è nominato sottotenente ed il 18 febbraio del 1914 si trova assegnato alla 96ª compagnia del Battaglione Pieve di Cadore, al 7° Alpini. Richiamato il 5 gennaio del 1915, ancor prima dell'apertura delle ostilità si trova ad Auronzo agli ordini del colonnello Giovanni Arrighi e successivamente a Misurina dove viene subito impiegato dal capitano Carlo Rossi per occupare con il suo plotone, assieme a quello del sottotenente Domenico Giordani, il tavolato del Monte Piana. Allo scoppio del conflitto i due ufficiali staccano quasi quotidianamente pattuglie a compiere scorrerie nei pressi delle linee nemiche e nella notte sul 30 maggio riescono a distruggere con gelatina esplosiva un ricovero austriaco. Come preda di guerra riportano entro le proprie linee 400 tavole che sarebbero servite agli avversari per il rafforzare le loro posizioni. Dopo essere ridiscesi a Misurina per un meritato riposo, a metà luglio gli alpini del sottotenente Annoni sono nuovamente chiamati all'azione sul Monte Piana; tornano assieme agli altri plotoni nelle posizioni che avevano precedentemente occupato ed attendendo che i battaglioni di fanteria, fortemente contrastati nella loro avanzata dal tiro nemico, riescano a raggiungerli. Nel frattempo rafforzano gli appostamenti avanzati e tengono sotto tiro le mulattiere che salgono dalla Valle della Rienz per impedire, per quanto possibile che vettovagliamenti e viveri giungano ai Landesschützen. Verso la mezzanotte del 18 luglio gli austriaci tentano un contrattacco ma la loro azione s'infrange. Nonostante la forte pioggia, la notte sul 19 tentano nuovamente l'assalto ma il loro slancio risulta ancora una volta inefficace. Quella stessa mattina il generale Fabbri manda da Misurina l'ordine di attaccare a viva forza e durante l'intera giornata le artiglierie italiane concentrano il tiro sui trinceramenti del pianoro nord; infine, alle 22, dalla piramide Carducci il comando di Monte Piana lancia il segnale d'attacco. Un resoconto che sarà rilasciato a Barletta dallo stesso Annoni il 23 gennaio del 1919, durante un interrogatorio dalla Commissione per i prigionieri rimpatriati, descrive gli avvenimenti: «Il 20 luglio 1915 il sottoscritto [s.ten. Francesco Annoni] riceveva dal Capitano Rossi, comandante la 96ª Comp. Alpina, l'ordine di impossessarsi delle trincee austriache che si trovavano sull'estrema destra del costone a Nord di Monte Piana (Cadore). Verso le ore 4 del predetto giorno, il sottoscritto con un colpo di mano si impadroniva della suddetta posizione. Quando in seguito gli austriaci, approfittando della confusione generata dal mescolamento di reparti di fanteria sopraggiunti a rinforzare la linea, contrattaccano fingendo di arrendersi, il sottoscritto essendo riuscito a trattenere una ventina di uomini in fuga, rimaneva sulla posizione. Dopo mezz'ora di fuoco, accortosi che l'ala sinistra si era ritirata e che aveva gli austriaci alle spalle, mentre il sottoscritto cercava di far sospendere il fuoco dei compagni per ritirarsi coi pochi uomini rimastigli, veniva colpito alla testa [sopracciglio destro] da una pallottola. Tornato nella trincea veniva catturato dagli austriaci sopraggiunti.»
Verso l'alba di quel giorno stavano agendo a sinistra due compagnie ed una sezione mitragliatrici del 55° e 56° fanteria, a destra due plotoni della 96ª compagnia alpina preceduti da gruppi di zappatori. Si erano slanciati tutti con grandissimo impeto conquistando alla baionetta i primi trinceramenti nemici catturando numerosi prigionieri. Gli allievi ufficiali del 55° erano stati in un primo tempo trattenuti, prudentemente, al fianco degli assalitori ma nel momento cruciale erano accorsi anch'essi alla conquista dei primi trinceramenti: 27 di loro erano caduti! L'assalto era quindi proseguito con la conquista della seconda e della terza linea avversaria; gruppi di prigionieri stavano già sfilando verso la Forcella dei Castrati quando, verso le 5, d'improvviso, tutti i pezzi d'artiglieria nemici erano entrati in azione ed i gas asfissianti avevano iniziato ad ammorbare l'aria. Sotto quel tiro micidiale gli alpini ed i fanti si erano visti costretti a retrocedere un centinaio di metri dietro i reticolati e, inseguiti dal fuoco nemico, a ripiegare più tardi sulle posizioni del pianoro Sud. Durante l'azione la 96ª compagnia aveva visto cadere molti dei suoi subalterni e lo stesso capitano Rossi era stato gravemente ferito. Francesco Annoni in quel momento non lo sapeva, ma lo stesso giorno, 20 luglio 1915, il suo amico e compagno, sottotenente Domenico Giordani, era stato mortalmente colpito da una raffica di mitragliatrice. Lui, nel frattempo, dopo la cattura veniva portato all'ospedale di Landro e poi, per Innsbruck, internato al campo di prigionia di Mauthausen. Prosegue il suo resoconto: «[Il sottoscritto] veniva quindi inoltrato nel campo di Mauthausen e di là il 18 marzo 1916 trasferito al campo di Ostffyasszonyfa [Ungheria] per essere stato trovato in possesso di indumenti e oggetti che indicavano preparativi di fuga. Il 5 ottobre 1917 passava con tutti i compagni a Spratzern (Austria). Il 5 luglio 1918 veniva ancora trasferito al campo di punizione di Komarom [Ungheria] per due tentativi di fuga e proteste contro la lettura di una circolare che parlava male dell'Italia e calunniava le autorità militari italiane. Successivamente il 2 settembre, avendo finito il periodo di punizione, veniva passato al campo di Nagymegyer [Ungheria] dal quale evadeva il 25 settembre saltando il reticolato e riuscendo a raggiungere la Romania il 31 settembre 1918. Conseguita ricevuta dal R.io Console italiano di Iassy [Iasi] per recarsi in Russia (Chisinau) coll'intenzione di attraversarla per tornare in Italia, veniva sorpreso dall'armistizio. Il 16 novembre intraprendeva il viaggio di rimpatrio attraverso la Romania e la Bulgaria. Il 9 dicembre arrivava a Salonicco dove fu trattenuto a prestare servizio ai prigionieri fino al 15 gennaio 1919 e il 20 s.m. sbarcava a Bari.»
Per i fatti d'arme sul Monte Piana al sottotenente Francesco Annoni era stata conferita la Medaglia d'argento al Valor Militare (brevetto n. 22413 del 15.12.16). Intanto la famiglia, non avendo ricevuto da molto tempo alcuna sua notizia lo aveva creduto morto e a Saronno suo fratello Antonio[2] aveva già celebrato una Messa in suffragio del fratello disperso.

NOTE

[1] Antonio nato a Briosco il 7.8.1872; Caterina nata a Briosco il 19.02.1973; Maria Ernesta nata a Romanò l' 8.3.1880; Eugenio nato a Romanò il 26.9.1882; Rodolfo nato a Romanò il 5.11.1884; Maria Giuseppa nata a Romanò il 28.09.1887; Francesco Enrico nato a Romanò il 27.6.1892.
[2] Antonio Annoni, divenuto sacerdote, era emigrato a Saronno con le sorelle Caterina e Maria Giuseppa.