Nazione Campolieti Nicola Maria

Grado Tenente Colonnello

Mostrina  II / 46° Reggio

Ritratto

Nato il 11 giugno 1865 a Termoli (CB)

Morto per emorragia cerebrale il 27 maggio 1918 a Montegaldella (VI)

Decorazioni

Decorazione Medaglia d'Argento

Ricevuto ordine dal Comando di Divisione d'eseguire, col suo battaglione, una ricognizione offensiva, compiva il suo mandato con grande ordine, valore e risolutezza, portando per quattro volte la sua truppa all'assalto alla baionetta delle trincee nemiche, benché fermato, fin dal primo assalto, da reticolati, bombe a mano, micidiale fuoco d'artiglieria.
Passo Falzarego, 15 giugno 1915

Note biografiche (Archivio Franco Licini)

Nasce a Termoli (Campobasso) nel 1865 e muore il 27 maggio del 1918 a Montegaldella (Vicenza). Figlio di Luigi e Carlotta De Horatis, Nicola Maria Campolieti appartiene a una tra le più note e facoltose casate termolesi. Fin da giovane è ispirato da ideali di libertà e patriottismo, valori che gli derivano, tra l'altro, dall'esempio di alcuni membri della sua famiglia che avevano offerto il proprio contributo a sostegno del diritto all'autodeterminazione delle genti italiane. Nel 1848 i fratelli Tommaso e Gennaro Campolieti erano infatti intervenuti personalmente in difesa della Repubblica di Venezia quando questa stava per cadere in mano austriaca. Nicola è ben presto coinvolto nell'amministrazione del cospicui possedimenti famigliari composti da numerose terre e fabbricati. Frequenta quindi l'Accademia militare coltivando nel contempo la sua passione per la letteratura e la poesia. Compone opere in versi come "Addio a Parma" e "A Giacomo Leopardi in occasione del primo centenario" e nel 1905, per l'inaugurazione del traforo del Sempione, l'allora capitano Campolieti si diletta nel creare "L'inno dei Minatori" che viene poi musicato da sua moglie, Virginia Mariani, brillante e versatile artista diplomata nel 1892 presso il Liceo Musicale di Pesaro. Nel 1905 nasce loro figlio Luigi che diventerà anch'egli, come la madre, musicista e compositore, e dirigerà per un certo periodo l'orchestra dell'Operà di Parigi. Nicola Maria Campolieti si dedica inoltre alla stesura di testi d'ispirazione militare come, ad esempio: "Mente e anima di un eroe" del 1907, "Il carattere militare nel giudizio di Napoleone" del 1910, "La colonizzazione militare presso vari popoli moderni" del 1913 e "La disciplina militare e la disciplina del lavoro" del 1914. A Milano, ottenuto il grado di maggiore, presta servizio nell'8° reggimento di fanteria (brigata Cuneo). Promosso tenente colonnello, allo scoppio della prima Guerra Mondiale gli viene affidato il comando del II battaglione appartenente al 46° reggimento della brigata Reggio. La brigata, composta per la maggior parte da fanti di origine sarda, lascia la sede di Cagliari già alla fine di aprile e il 24 maggio si trova dislocata fra Perarolo e Tai di Cadore. Raggiunto ai primi di giugno il fronte dolomitico in Val Costeana, il battaglione comandato da Campolieti è subito impiegato nei primi assalti verso le posizioni austriache di Valparola contro le quali, intonato il Canto degli Italiani, i sardi avanzano sotto un fitto fuoco di fucileria e mitragliatrici. Fermati dai reticolati che attraversano tutta la valle, si apprestano a rafforzare le posizioni conquistate quando a Campolieti giunge l'ordine, da parte del colonnello Arrighi - comandante della divisione - di proseguire comunque. Favoriti dalla nebbia, i fanti riprendono quindi ad avanzare fino a ridosso delle trincee nemiche ma la foschia si dirada e gli Standschützen aprono il fuoco. Nonostante i ripetuti sforzi, gli Italiani devono alla fine desistere lasciando sul terreno 5 ufficiali e un centinaio di morti e feriti tra i militari di truppa. Uno fra i tanti partecipanti a quelle azioni, anch'egli un fante di origine sarda, in una lettera pubblicata dal giornale La Tribuna, esprime il proprio pensiero sul suo Comandante: "In un assalto fatto dal battaglione, il ten. col. Campolieti si distinse moltissimo. E' veramente un ufficiale straordinario, un uomo di sangue freddo e di un coraggio eccezionale. Durante l'assalto alla baionetta delle trincee austriache, fu il primo coi ciclisti; in mezzo a un fuoco rabbioso; dava ordini appoggiato al suo bastone, e con la rivoltella in pugno avanzava, gridando ai soldati: "Avanti, battaglione d'agricoltori, salterò per aria io per primo ...", ed espugnava le trincee tra lo scoppiare delle mine. Quanto prima lo promuoveranno per merito di guerra e gli daranno anche la medaglia al valore. E' un uomo ammirevole: non è solo un poeta, un letterato, è un soldato di prim'ordine, che ha negli occhi lampi napoleonici, nel gesto lo slancio di Garibaldi."
E infatti, per quelle azioni alle pendici del Lagazuoi, Campolieti ottiene la sua prima Medaglia d'argento al Valor Militare. Il 18 luglio Campolieti è al comando dell'intero 46° reggimento e l'1 agosto partecipa ad altri assalti contro le trincee di Valparola. Dopo tali avvenimenti, il 7 agosto lascia il comando del 46° fanteria al colonnello Giulio Corradi. Campolieti è chiamato sul fronte carsico dove il 16 agosto viene messo alla testa del 39° fanteria (brigata Bologna). Il reggimento è in linea tra Sagrado e Doberdò, a sud di Gorizia, e per tutto il mese di settembre si alterna alla brigata Siena con incursioni dimostrative verso le posizioni nemiche. Promosso al grado di colonnello, a metà ottobre Campolieti partecipa alla terza battaglia dell'Isonzo, la campagna autunnale che ha lo scopo di completare la conquista del campo trincerato di Gorizia prima che i rigori invernali impediscano le operazioni. Alle prime ore del 21 ottobre, muovendo dalle posizioni di Castelnuovo, il 39° fanteria si lancia all'attacco della trincea delle "Celle" e la occupa catturando circa 500 prigionieri. In quell'azione il reggimento è collegato a sinistra con la brigata Siena e a destra col 63° fanteria (brigata Cagliari) che però si devono arrestare per l'impenetrabilità dei reticolati nemici. Sebbene isolati e colpiti di fianco e di rovescio dal fuoco nemico, i fanti del 39° resistono per circa tre giorni ai violenti contrattacchi cedendo solo nella notte del 23. Nello svolgimento di queste azioni, il colonnello Campolieti viene gravemente ferito e merita la sua seconda medaglia d'argento:
"Occupata col proprio reggimento, dopo accanita lotta, una trincea avversaria, avendo appreso che la situazione della truppa di 1^ linea era pericolante per l'intenso fuoco di fucileria e di mitragliatrici e per la mancanza di appoggi laterali, intervenne personalmente e con il suo ascendente rinfrancò l'animo dei combattenti. Ferito da pallottola di shrapnell, rimase per due ore al suo posto, e non lo abbandonò che in seguito alle insistenze dei medici e degli altri ufficiali del reggimento, e dopo aver dato informazioni e consegne a chi doveva succedergli nel comando. (Castelnuovo, 21 - 22 ottobre 1915)"
In conseguenza delle gravi ferite riportate in battaglia, il colonnello Campolieti, è sollevato dal comando delle truppe in linea e assegnato all'organizzazione di Comandi Tappa. Nel settembre del 1917 passa al Quartier Generale del XVIII Corpo d'Armata (IV Armata) e vi presta servizio fino a quando, nei primi mesi del 1918, viene ricoverato all'ospedale di guerra n. 72 a Montegaldella, in provincia di Vicenza, dove il 27 maggio si spegne all'età di 53 anni. Il suo atto di morte riferisce che "... manca ai vivi alle ore sei antimeridiane in seguito ad arteriosclerosi diffusa, insufficienza e stenosi aortica, emiplegia destra da emorragia cerebrale ...". A Termoli, la sua città natale, gli sono state dedicate una scuola e il nome di una via nei pressi del Duomo.

Si ringraziano per la gentile collaborazione e le informazioni fornite:
Giovanni De Fanis - giornalista e cultore di storia termolese
e Massimo Servillo della testata www.primonumero.it