Nazione Cernuschi Arturo

Grado Capitano

Mostrina  46° Brigata Reggio

Ritratto

Nato il 24 giugno 1873 a Monza

Morto il 15 giugno 1915 sul Passo Falzarego

Decorazioni

Decorazione Medaglia d'Argento

Benché sofferente ed autorizzato dal comandante del battaglione a restare in disparte, volle guidare la sua compagnia all’assalto alla baionetta ed incoraggiare i soldati coll’esempio e colla la parola.
Passo Falzarego, 15 giugno 1915

Note biografiche
(Archivio Danilo Morell e Associazione Storico Culturale Col di Lana – Pieve di Livinallongo)

Prima della guerra

Arturo nacque a Monza il 24 Giugno 1873 da Giovanni Battista e Adele Introini.
Instradato alla vita militare, entrò nella scuola militare quale soldato volontario il 15 ottobre 1891. Venne promosso sergente nel 74° reggimento fanteria il 30 settembre 1895. Il 16 novembre dello stesso anno riportò una distorsione tibio-tarsica destra nel mentre stava eseguendo l’esercizio del salto in alto. Frequentò poi la scuola per allievi ufficiali venendo promosso sottotenente al 46° fanteria il 2 gennaio 1896. Il 29 dicembre 1898 venne trasferito al deposito militare del 57° reggimento fanteria dove venne promosso al grado di tenente il 19 settembre 1899. Il 25 luglio 1903 si unì in matrimonio con Ida Azimonti. Il 3 aprile 1908, durante un’istruzione in piazza d’armi, riportò una lesione al ginocchio sinistro causata da una caduta. Durante un’altra esercitazione di collocamento di avamposti riportò, il 29 maggio 1909, una distorsione al piede sinistro e riportò anche una piccola distorsione al piede destro durante le manovre del 4 febbraio 1910.
Promosso capitano in servizio attivo con R.D. del 5 Gennaio 1911 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23 Gennaio 1911) venne destinato, quale comandante della compagnia presidiaria, al deposito del 46° Reggimento Fanteria presso Oristano.

La Grande Guerra

Il 22 Maggio 1915, da Ponte nelle Alpi, arrivò un telegramma (N° 783) urgentissimo per il Capitano Cernuschi: “Ordine ministeriale Capitano Cernuschi, raggiunga immediatamente reggimento a Castello Lavazzo stop dia assicurazione telegrafica.” Firmato: Colonnello Cangemi. Sul retro: “Capitano Cernuschi comandante questa Compagnia Presidiaria ricevette ordine di partire subito stop Comando Comp. rimane senza ufficiale cui dare consegne. Prego disporre invio Ufficiale.
Arturo partì così per il fronte e raggiunse il suo reggimento che si trovava in fase di trasferimento fra Tai di Cadore e Perarolo. Secondo l’ordine di operazioni emanato dal Generale Nava, l’intero Corpo d’armata doveva iniziare i movimenti il giorno 3 giugno e concluderli il giorno 5 giugno. La brigata Reggio doveva partire il giorno 3 giugno per essere il giorno dopo all’imbocco della Val Costeana, più precisamente a Pocol, e di li puntare sulla linea Averau, Cinque Torri, Col dei Bòs, Tofana di Rozes. Il trasferimento della Reggio non fu celere ed in sua sostituzione subentrò il Battaglione Alpini Fensetrelle fino al suo arrivo il 5 giugno.
Il comandante del IX° Corpo d’Armata ordinò alla 17ª Divisione, il 15 giugno, di spingere una ricognizione verso il Sass de Stria con l’obbiettivo di occupare, se possibile, la selletta. Dovevano operare il Battaglione alpini Val Chisone, il II battaglione del 46° Reggimento Fanteria ed una sezione della 36ª Batteria da Montagna sostenuti da un gruppo del 13° Reggimento Artiglieria, in posizione a Monte Porè, e dalla 3ª compagnia del I battaglione del 91° Fanteria che si trovava in riserva.

La morte

L’azione degli alpini alla Selletta del Sass de Stria si concluse felicemente, mentre diversa sorte toccò al II battaglione del 46° Fanteria che si ritrovò ad avanzare dal versante della Val Costeana completamente allo scoperto ed in vista del nemico. L’avanguardia, costituita dalla 6ª compagnia del 46° Fanteria, non appena venne a trovarsi a distanza utile dall’obbiettivo, situato sulle prime pendici meridionali del Piccolo Lagazuoi, venne fatta segno a intenso fuoco di fucileria e mitragliatrici sia frontalmente che lateralmente. Così scrisse il Tenente Colonnello Nicola Campolieti, comandante del II battaglione del 46° Fanteria: “... Contro la trincea della stretta di Valparola avanzarono pieni di ardore gli intrepidi Sardi al canto dell’Inno di Mameli intonato dai loro ufficiali, ma furono sanguinosamente fermati dal reticolato intatto e da un vivace fuoco di fucileria e mitragliatrici...
E così lasciò scritto il Sottotenente Giovanni Pennati del Battaglione Val Chisone: “Contemporaneo alla nostra azione per la conquista del Sasso di Stria era stato l’attacco di un battaglione del 46° Fanteria contro il ben munito trincerone di sbarramento della Val Parola, ma i risultati che si conseguirono nella giornata non ci furono palesi per la mancanza di collegamenti. Dalla trincea della colletta avevo potuto seguire con entusiasmo e favorire col fuoco gli sbalzi dei piccoli fanti della brigata Reggio verso la posizione nemica e allorchè la nebbia aveva offuscato la vista, le mie orecchie con grande emozione avevano ancora sentito vibrare nell’aria le squillanti note di una cornetta, il nostro “Savoia”. Il diradarsi della nebbia mi permise di vedere parte degli austriaci che difendevano il trincerone darsela a gambe e perciò pensai di accelerare tale movimento con nutrite scariche di fuoco a comando. Altre ondate di nebbia sopraggiunta dalla Val Costeana non mi permisero di vedere la fine dell’epica lotta, ma con grande gioia l’eco della montagna mi continuò a portare lo schioppettio caratteristico dei nostri fucili e i gridi di guerra; poi silenzio assoluto. Che era avvenuto? I nostri fanti avevano oltrepassato il trincerone o erano rimasti in esso? La luce avrebbe rivelato il mistero...”.

La “Reggio” non riuscì a conquistare la posizione, si lanciarono all’assalto alla baionetta per ben tre volte e combatterono per 14 ore consecutive ma furono sempre respinti dal nutrito fuoco avversario. Nell’azione persero la vita 5 ufficiali sardi del 46° Reggimento Fanteria: il tenente Luigi Lai, il sottotenente Raffaele Marras, il sottotenente Guido Melis, il sottotenente Vincenzo Palmas e l’aspirante Garruccio Amsicora. Con loro cadrà anche il Capitano Cernuschi alla cui memoria verrà concessa la medaglia d’argento al Valor Militare.