Nazione De Simone Ruggero

Grado Tenente

Mostrina  V Reparto d'Assalto, 54° Fanteria Umbria

Ritratto

Nato l'1 gennaio 1896 a S. Pietro Vernotico (BR)

Morto il 22 ottobre 1917 su Monte Piana

Decorazioni

Decorazione Medaglia d'Oro

Comandante di un plotone d’assalto accorso in difesa di una posizione fortemente attaccata dal nemico, ferito alla bocca da una scheggia di granata, continuava a tenere il comando del proprio reparto, incitando e trascinando con l’esempio, sotto un fuoco violento, i propri soldati. Ferito una seconda volta, nella lotta corpo a corpo che ne seguì, ed intimatagli la resa, rispose scaricando la rivoltella e gridando: Viva l’Italia!. Ferito una terza volta, cadeva a terra, ed alla nuova intimazione di resa rispondeva: No, viva l’Italia !. Una quarta ferita al cuore lo uccise. Sublime esempio di valore e di amor patrio.
Forcella Monte Piana, 22 ottobre 1917

Note biografiche (Archivio Franco Licini)

Figlio di Vito-Alcide e Raffaella Renna, Ruggero De Simone nasce il primo giorno dell’anno 1896 a S. Pietro Vernotico, allora in provincia di Lecce, al centro della penisola Salentina. Suo padre è medico ed ha prestato servizio col grado di maggiore nella Regia Marina; sua madre, in paese, si fa apprezzare per il buonsenso e l’altruismo che quotidianamente sa dimostrare. Ruggero è il loro secondogenito: quattro anni prima era venuto al mondo Giovanni e nel 1904 verrà alla luce anche Eugenio, il terzo figlio maschio. I tre fratelli crescono e Giovanni, il maggiore, intraprende gli studi di ingegneria; Eugenio, più tardi, si iscriverà alla facoltà di farmacia. Ruggero invece, fin da ragazzo, si sente attratto dall’agricoltura: lo affascinano specialmente i campi coltivati, i pascoli, i vigneti e i secolari alberi d’olivo che abbelliscono la sua terra. Si iscrive così all’Istituto agrario ma, all’età di vent’anni, scoppiata la Prima Guerra Mondiale, vedendo partire per il fronte molti suoi compagni, decide di offrire anch’egli il proprio contributo alla Patria. Parte come volontario e dopo aver frequentato il corso ufficiali, viene inviato alla scuola di specializzazione a Sdricca di Manzano, nei pressi di Udine, dove, sotto la guida del colonnello Giuseppe Bassi, si stanno preparando i nuovi contingenti speciali voluti dai generali Capello e Grazioli. Si tratta di reparti di combattimento altamente qualificati e autonomi nei quali, oltre a una rigorosa preparazione individuale, viene data particolare importanza allo spirito di corpo. Ruggero, di carattere estroverso e affidabile di natura, ha ben presto modo di dimostrare anche il suo grande coraggio. Nominato tenente, viene quindi giudicato idoneo ad assumere il comando di un plotone del neo costituito V Reparto d’Assalto. Altri quattro plotoni vengono affidati ai tenenti Gua, Paolotti, Carozzi e all’aspirante Mugna; a completamento del contingente viene assegnata anche la sezione lanciafiamme comandata dal sottotenente Del Sole. A settembre, agli ordini del capitano Pomponi, il V Reparto d’Assalto si trova a Santo Stefano di Cadore alle dipendenze della 2ª Divisione. Solo allora, il 4 ottobre del 1917, Ruggero scrive ai suoi genitori avvertendoli di essersi arruolato. Sua madre, pur angustiata dal pensiero di sapere suo figlio in pericolo, è allo stesso modo fiera, in cuor suo, dell’amor patrio che egli dimostra di avere. Poco tempo dopo il V Reparto è inviato nei pressi di Misurina alle dipendenze del 54° Reggimento Fanteria della brigata Umbria. Da alcuni giorni sul Monte Piana l’artiglieria austriaca sta eseguendo, su vasta scala, tiri di inquadramento. Alle cinque di mattina del 22 ottobre, oltre un centinaio di pezzi concentrano il fuoco sulle posizioni italiane. Contemporaneamente i kaiserjäger escono dalle loro trincee ma vengono fermati dal tiro incrociato delle mitragliatrici, dal filo spinato e dai colpi d’artiglieria. Le bombarde austriache e i lancia mine continuano comunque la loro opera di distruzione e alcune posizioni italiane devono essere abbandonate. Nel tentativo di riconquistarle, il V Reparto d’Assalto, assieme ad alcune compagnie di alpini, contrattacca di slancio. Combattendo alla testa del suo plotone Ruggero De Simone viene ferito alla bocca da una scheggia di granata. Ciò nonostante mantiene il comando e continua a incitare i suoi compagni all’assalto. Venuto a diretto contatto con i kaiserjäger, viene ferito a un braccio e poi a una gamba. Chi gli intima la resa riceve come risposta i colpi della sua pistola di ordinanza e il grido: «Viva l’Italia!». Colpito in fine al cuore, Ruggero De Simone muore all’età di vent’anni. Quella disperata azione è una delle ultime battaglie affrontate sul Monte Piana: pochi giorni più tardi, dopo la rotta di Caporetto, i combattimenti si sposteranno sul fronte del Piave. Appena un mese dopo aver saputo che il figlio era partito per la guerra come volontario, Raffaella, la madre di Ruggero, riceve la tremenda notizia della sua morte. Sceglie comunque di non indossare il lutto perché, dice, l’abito nero non si addice al ricordo di chi, liberamente, ha scelto di donare la propria vita alla Patria. Finita la guerra le spoglie di Ruggero De Simone vengono riportate al suo paese natale accolte dalla popolazione con grande commozione e orgoglio. A suo padre, quel giorno, viene consegnata una medaglia d’oro a ricordo degli ultimi, eroici, momenti della vita di un ragazzo di vent’anni: suo figlio. A suo onore, a San Pietro Vernotico, in via Monte Piana, gli viene intitolata una scuola. All’inaugurazione, in veste di madrina, è presente anche sua madre. Sul Monte Piana, tra le Dolomiti, viene innalzato un cippo alla memoria. Il nome di Ruggero De Simone è scolpito, assieme a quelli di altri eroi del suo paese, su una delle due lapidi poste ai lati del vecchio Palazzo comunale in Piazza del Popolo. Inoltre, in commemorazione del 90° anniversario della sua morte, nel 2007, la filiale delle Poste Italiane di Brindisi gli dedica un annullo speciale.

Si ringraziano per la gentile collaborazione e le informazioni fornite: il Comune di S. Pietro Vernotico e il sig. Carlo Livera della Scuola R. De Simone.