Nazione Doglioli Francesco

Grado Cappellano Militare

Mostrina  3° Alpini, battaglione Fenestrelle (28ª cp.)

Ritratto

Nato l'11 maggio 1880 a Castellazzo Bormida (AL)

Morto il 6 novembre 1940 ad Alessandria per infarto

Decorazioni

Decorazione Medaglia d'Argento

Di sua spontanea volontà, compreso del suo ministero, essendo a conoscenza che un ufficiale giaceva ferito presso una piccola guardia, affrontando le gravi difficoltà della salita di una scala a corda, sotto il tiro di un fucile automatico nemico, si portava in soccorso del ferito che era in condizioni gravi recandogli conforto e cooperando poi al trasporto dello stesso.
Passo della Sentinella, 11 giugno 1915

Note biografiche (Archivio Franco Licini)

Figlio di Giovanni Doglioli ed Eleonora Ferraris, Francesco nasce a Castellazzo Bormida, in provincia di Alessandria, l'11 maggio del 1880. Cresce all'ombra del Santuario della Beata Vergine della Creta[1] e fin da giovane aspira al sacerdozio. Dopo aver frequentato le scuole dell'obbligo entra quindi in seminario. All'età di vent'anni è chiamato al servizio militare di leva ma il 14 ottobre del 1900 viene congedato per rassegna speciale. L'11 aprile del 1903, il sabato Santo, viene ordinato Diacono e quattro anni più tardi si laurea in teologia e diritto canonico. A Santa Maria di Castello, in Alessandria, svolge le funzioni di vice parroco e successivamente è assistente spirituale presso la caserma Valfré dell'11° Artiglieria da Campagna. Il 25 luglio del 1909 diventa in fine Sacerdote e per i successivi anni insegna diritto canonico, storia teologica e apologetica cristiana al Seminario vescovile. Approssimandosi la dichiarazione di guerra, il 20 maggio del 1915 è inviato, quale Cappellano militare, dapprima alla clinica di Alessandria e in un secondo tempo all'ospedale da campo n.16, a Campomulo, sull'altopiano di Asiago. Promosso tenente, il 29 dicembre passa al Battaglione «Fenestrelle» del 3° reggimento Alpini, dando il cambio a Don Nicola Gaspard che gli subentra all'ospedale di Campomulo. Don Francesco raggiunge quindi l'Ospizio Tre Croci, sopra Cortina d'Ampezzo, dove incontra il torinese Carlo Basso, capitano della 158ª compagnia, col quale stringe una sincera amicizia insaporita da garbati sfottò che i due ufficiali, affabilmente, si scambiano di continuo; più castigate le battute di Don Francesco, meno morigerate quelle del capitano che alla fine delle loro schermaglie suole spesso concludere in piemontese: "... quel busarùn d'un prèive ..." Trasferito presso la sede del comando di battaglione, a Casera Melìn, non lontano dalle posizioni del Longerìn, del Quaternà, del Palombino e di Cima Vallona, gli alpini gli costruiscono una cappelletta in legno, anche se la messa, quando il tempo lo permette, don Francesco preferisce celebrarla all'aperto. A Casera Melìn fa conoscenza col maggiore Giovanni Sala ed anche tra loro s'instaura, fin da subito, un rapporto di reciproca stima. Condivide i preparativi e lo sviluppo delle azioni che si concludono con la conquista del Passo della Sentinella e due mesi più tardi, quando la 28ª compagnia tenta la conquista di quota 2.644, sul massiccio di Cima Undici, don Doglioli ha modo di dimostrare coraggio e senso d'altruismo meritando una medaglia d'argento[2]. Dopo la conquista del Passo della Sentinella gli alpini del «Fenestrelle» vogliono commemorare l'impresa ponendo lassù, tra le rocce, un'immagine della Madonna. Don Doglioli sostiene con entusiasmo l'iniziativa ottenendo perfino una benedizione speciale del Santo Padre. Col bronzo di un cannone nemico viene fusa una statua dedicata alla "Virgo Vigilantes" che don Francesco, concelebrando col parroco di Candide, benedice durante una solenne cerimonia. La Madonnina, ornata di fiori, viene quindi trasportata al Passo e collocata in una nicchia scavata nella roccia sopra l'imboccatura di una caverna[3]. Alla fine del 1916 don Francesco scampa fortunosamente a una valanga che, precipitata su Casera Melin, seppellisce il comando del Battaglione, ed anche in quella circostanza non si risparmia nel prestare il suo aiuto per trarre in salvo uomini e materiali. Segue quindi le azioni del «Fenestrelle» per i successivi mesi accompagnando i combattenti giorno per giorno nel rigore dell'inverno e, in primavera, durante l'occupazione del Creston Popera. Il 4 novembre del 1917, a seguito degli eventi di Caporetto, al Battaglione viene ordinato di lasciare le Dolomiti operando come retroguardia del Corpo d'Armata. Da Auronzo, lungo la valle del Piave, impegnati in continue azioni di copertura, gli alpini del «Fenestrelle» raggiungono Longarone; risalgono quindi la Val di Zoldo e scavalcato il Passo Duran, scendono verso Agordo. Passando per Mas, Sedico, Feltre e Primolano, arrivano a Valstagna da dove, in treno, il 13 novembre vengono trasportati a Bassano. Durante la ritirata le Compagnie hanno perso numerosi uomini e una considerevole quantità di materiali. Inquadrati in un'unica compagnia, già il 20 dicembre gli alpini superstiti sono chiamati ad un nuovo, gravoso impegno: la conquista della trincea principale del Monte Asolone. Partiti da Val Damoro, gli attaccanti si lanciano all'assalto, costretti ad attraversare lunghi tratti di terreno completamente scoperto sotto il tiro incrociato delle mitragliatrici. Don Doglioli, assieme al tenente Lovecchio, il medico della 158ª, li accompagna fino in prima linea. Pur non raggiungendo l'obiettivo, i superstiti si aggrappano al terreno a breve distanza dalla trincea nemica resistendo per ben undici ore finché, avuto il cambio, i pochi rimasti possono ridiscendere a valle. La medaglia d'argento concessa a don Doglioli è testimone del suo alto senso del dovere come Cappellano e combattente:
"Offertosi volontariamente seguiva la compagnia all'attacco e sulla linea di fuoco; sprezzante del pericolo incuorava con la parola e con l'esempio i soldati, confortava e soccorreva i feriti cooperando efficacemente all'immediato loro trasporto al posto di medicazione, non cessando dalla sua opera pietosa ed instancabile, fino a quando non si fu accertato che non rimaneva più nessun ferito sulla linea di combattimento" Monte Asolone, 20 dicembre 1917[4].
Dal Grappa alla Val Camonica, quindi al Tonale e da ultimo in Val di Sole, il neo promosso capitano Don Francesco Doglioli ha portato a termine il suo compito di Cappellano; ora, a guerra finita, può anch'egli tornare a casa, tra la sua gente. Per qualche tempo riprende ad insegnare al Seminario vescovile di Alessandria e quindi, dal 27 ottobre del 1927, diventa Arciprete della Cattedrale. La morte lo coglierà d'improvviso il 6 novembre del 1940. "[...] di ritorno dal capezzale di un'ammalata che aveva assistito fino all'ultimo, colpito da un attacco di angina pectoris, è deceduto improvvisamente il Monsignor prof. cav. Francesco Doglioli di 60 anni, parroco della cattedrale. Il dotto e zelante sacerdote era assai noto in tutta la diocesi alessandrina per le sue preclari virtù religiose e patriottiche. Cappellano degli Alpini durante la grande guerra, era decorato, tra l'altro, di una medaglia d'argento al Valor militare e della Croce di guerra. Da circa tre lustri era parroco del Duomo e Insegnante di teologia dogmatica al nostro Seminario Maggiore. Appena la luttuosa notizia si è diffusa in città, è stato un affluire continuo di persone di ogni ceto a visitare la salma del degno sacerdote. Tra i primi a giungere è stato il Vescovo Ecc. Milone che si è soffermato a pregare, confortando i congiunti desolati. [...] In Duomo, presente una folla enorme, è stato celebrato il solenne ufficio funebre, celebrante il Vicario generale assistito dal Vescovo e da tutto il Capitolo. Il Vescovo ha dato l'assoluzione alla salma pronunciando commoventi parole. Erano presenti un drappello armato dell'Artiglieria, rappresentanze del Corpo d'Armata, della Divisione militare, Combattenti, Nastro Azzurro, Alpini, al cui reparto il defunto ha appartenuto con il grado di capitano, associazioni cattoliche. Hanno telegrafato il Vescovo castrense monsignor Bartolomasi, i Vescovi di Grosseto, Pontremoli, Fermo e Catanzaro, la medaglia d'oro generale Gonzaga e molti altri. La salma, portata dai chierici, è stata quindi deposta sull'autofurgone che ha proseguito per Castellazzo Bormida, per essere tumulata nel sepolcreto di famiglia"[5].
(Particolari ringraziamenti vanno a Don Umberto Andreoletti, curatore dell'archivio storico della Diocesi di Alessandria, per il suo gentile interessamento)
Decorazione

NOTE

[1] Successivamente completato e munito di due campanili affiancati alla facciata, il Santuario diventerà noto in quanto, dal 1947, dedicato alla Madonna protettrice dei centauri che, ogni anno, vi accorrono da tutta Europa in occasione del raduno motociclistico internazionale.
[2] B.U. 1916 d. 100 pag. 6031.
[3] Tra il 1917 e il 1918 la statua della Madonna del Passo della Sentinella viene trafugata ma, ritrovata nel 1919, è rimessa al suo posto dove ancora si trova.
[4] B.U.1922 d. 30 pag. 3046.
[5] Da La Stampa - 6 e 9 novembre 1940.