Nazione Garibaldi Peppino

Grado Tenente Colonnello

Mostrina  52° Brigata Alpi

Ritratto

Nato il 29 luglio 1879 a Melbourne (Australia)

Morto il 19 maggio 1950 a Roma

Note biografiche (Archivio Franco Licini)

Figlio di Ricciotti Garibaldi (quarto e ultimo figlio di Giuseppe e Anita) e di Constance Hopcraft, Giuseppe nasce nel quartiere South Yarra di Melbourne, in Australia, il 29 luglio del 1879. Peppino (così chiamato per distinguerlo dal suo famosissimo nonno) è il primo di dieci fratelli. Studia al collegio tecnico di Fermo ma a 18 anni lascia gli studi per mettersi a fianco di suo padre nella lotta per la libertà dei popoli della Grecia che, assieme a quelli della Bulgaria, della Serbia e del Montenegro, si sono ribellati all'Impero Ottomano. Peppino ha già modo di distinguersi combattendo valorosamente a Domokos.
Nel 1898, dopo aver conseguito il diploma, parte per l'Argentina dove prende casa a Buenos Aires. Nel 1903 è in Sud Africa a combattere contro i Boeri a fianco dell'esercito britannico (sua madre è una cittadina inglese!) e poi in Venezuela contro i sostenitori del dittatore Cipriano Castro che, nonostante tutto, riuscirà nel suo intento di insediarsi al potere. Dopo alcune brevi esperienze lavorative in Romania ed a Panama, Peppino Garibaldi va in Messico per unirsi alla lotta contro il dittatore Porfirio Diaz. Nel 1912 si affianca al padre e ad alcuni suoi fratelli tornando a combattere in Grecia. Dal 1913 al 1914 risiede negli Stati Uniti.
Rientra quindi in Europa per partecipare alla Prima Guerra Mondiale. Recatosi a Parigi, già nell'autunno del 1914 dà vita, assieme a cinque dei suoi fratelli, alla Legione Garibaldina, un corpo di volontari italiani inquadrato come "4° reggimento di marcia del 1° straniero". I cinquemila volontari che lo compongono, dopo una sommaria istruzione militare, sono messi al comando di Peppino Garibaldi al quale il governo francese ha nel frattempo attribuito il grado di tenente colonnello. Tra i suoi fratelli: Ricciotti assume il grado di capitano, Sante è tenente, Bruno ed Ezio sono inquadrati come sottotenenti e Costante è "ajudant chef" (maresciallo). A dicembre il contingente garibaldino viene inviato nelle Argonne dove si impegna valorosamente in ripetuti attacchi, alcuni dei quali anche all'arma bianca, che gli costano molte perdite. Il 26 dicembre, durante un assalto nei pressi di Bolante, sotto il fuoco delle mitragliatrici, perde la vita Bruno, uno dei fratelli Garibaldi. Nove giorni dopo, a Four de Paris, cade anche Costante, un altro fratello. L'8 gennaio i garibaldini accorrono per riconquistare una posizione nei pressi di "la Maison Forestrièr" appena persa dalle truppe francesi. Attaccando un contingente dieci volte più numeroso, i volontari italiani riescono a riconquistare le posizioni respingendo il nemico per più di un chilometro oltre le sue linee. Per quell'impresa, a Peppino Garibaldi viene attribuita la Legion d'onore. Decimata dai numerosi combattimenti (circa 300 morti, 400 feriti e molti altri colpiti da malattia), il 6 marzo del 1915 la Legione Garibaldina viene sciolta.
All'entrata in guerra dell'Italia, Peppino Garibaldi si arruola nella brigata "Alpi" (51° e 52° regg. fanteria), erede dei "Cacciatori delle Alpi" istituiti dal suo celebre avo. Il settimanale "L'Unione liberale" del 25 giugno 1915 riferisce che Peppino Garibaldi incoraggiò gli abitanti di Perugia a prendere l'iniziativa di far avere ai soldati della brigata Alpi "...un dono, un pensiero anche tenue, d'un solo sigaro, d'un semplice fiore, non potendosi mai immaginare quanto gradito e commovente all'anima del soldato combattente potesse giungere quel ricordo degli amici e dei parenti lontani." Alla testa del III battaglione del 52° reggimento Peppino si mette da subito in evidenza per il suo coraggio e le particolari capacità di comando. Nel settore della 4ª Armata, tra l'agosto ed il novembre del 1915, partecipa agli attacchi contro il Col di Lana e la copertina de "La Domenica del Corriere" del 21/11/1915 lo ritrae mentre pianta la bandiera italiana sulla vetta. Nel luglio del 1916 Garibaldi è comandante del sottosettore della Valle di San Pellegrino dove può disporre anche di due compagnie del 216° e quattro del 215° reggimento di fanteria (brigata Tevere). Concorre, con le forze al suo comando, ai combattimenti contro le posizioni di Cima Bocche e partecipa alle azioni di sfondamento verso la Val di Fiemme che porteranno all'occupazione del Cauriòl e del Colbricòn. Con la brigata Alpi, agli inizi di ottobre, conduce le operazioni contro Col Ombert (q. 2670) a sud ovest della Marmolada e a quelle sul Sasso di Mezzodì. Nominato l'8 agosto del 1917 comandante della brigata Alpi, nel mese di settembre concorre alla conquista di Dente del Sief e in ottobre, dopo la rotta di Caporetto, è ingaggiato contro l'avanzata austriaca in Val Cordevole. Giunta sul fronte del Piave la brigata viene impegnata al ponte di Vidòr e quindi nei combattimenti sul monte Tomba. Alla metà di aprile del 1918 i comandi supremi decidono di inviare sul fronte francese il II Corpo d'Armata, composto dalla 3ª e dall'8ª divisione, al comando del generale Alberico Albricci. In considerazione delle sue precedenti esperienze su quel fronte, anche Peppino Garibaldi, alla testa della brigata Alpi, che viene inquadrata nell'8ª divisione, è aggregato al corpo di spedizione composto complessivamente da circa 40.000 uomini. Al fianco della brigata "Brescia", la "Alpi" viene impiegata nel tratto compreso tra il fiume e la montagna di Bligny, tra Soissons e Reims. Finita la guerra Peppino Garibaldi è nominato generale ma, finite le ostilità, preferisce tenersi in disparte dalle vicende politiche italiane vivendo soprattutto all'estero. Intraprende quindi alcune attività commerciali tra Stati Uniti e Londra, senza però riscuotere grandi successi. Entrato in politica nel 1922, schieratosi contro il regime fascista, all'ascesa di Mussolini ritorna a New York dove si sposa con l'americana Maddalyn Nichols conducendo poi una vita alquanto riservata. Nel 1940 torna in Italia, giusto in tempo per rivedere l'anziana madre che morirà l'anno successivo. Dopo l'8 settembre, Peppino Garibaldi viene arrestato dai tedeschi e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. Dopo la liberazione rimane a Roma in compagnia di sua moglie trascorrendo con austerità l'età senile. Muore il 19 maggio del 1950 all'età di 71 anni.