Nazione Marzachì Gaetano

Grado Sottotenente

Mostrina  81° Brigata Torino

Ritratto

Nato il 10 luglio 1893 a Messina

Morto il 10 novembre 1915 sul Sief-Settsass

Decorazioni

Decorazione Medaglia d'Argento

Noncurante del pericolo, si recava su tutti i punti del fronte per incitare i dipendenti, e nel momento culminante dell'attacco, si slanciava arditamente alla testa del plotone, contro i reticolati, sotto i quali cadeva colpito a morte.
Cortina Sief Settsass, 10 novembre 1915

Note biografiche (Archivio Franco Licini, Silvia Musi, Enrico Varagnolo)

Gaetano nasce a Messina il 10 luglio del 1893, figlio di Terese Sferruzza e Luigi Marzachì, appartenente ad una delle più famose famiglie nobili della città siciliana, così come riportato nel "Nobiliario della città di Messina" di Giuseppe Galluppi. Terminato l'Istituto Tecnico presso il Collegio Militare di Roma, nell'ottobre del 1913 si iscrive alla facoltà di Scienze Fisico-Matematiche, puntando ad ottenere una prestigiosa laurea in Ingegneria. Nell'agosto del 1914 viene chiamato alle armi ed assegnato al 3° Fanteria presso il quale consegue il grado di sergente. A gennaio del 1915 viene promosso sottotenente e trasferito all'81° Fanteria Torino. Il 12 maggio parte per il confine ed è tra i primi ufficiali italiani a varcare il confine il giorno della dichiarazione di guerra il 24 maggio. In tutto il periodo passato al fronte si distinse per "energia e signorilità del tratto: aveva una concezione religiosa del dovere, saldezza d'animo e di carattere". Ai primi di ottobre scrive al fratello maggiore: Ho un plotone su cui posso contare in ogni circostanza, sento di essere rispettato e, quel che a me più importa, amato. Le operazione che abbiamo svolte fin oggi credo siano valse a rendere più salda la fiducia che i miei 50 uomini avevano in me. E sono tranquillo. A novembre però gli italiani sono riusciti a mettere per qualche minuto il piede sulla cima del Col di Lana, ma i contrattacchi austriaci li hanno respinti un po' più in basso. Fino all'ultimo, prima dell'arrivo del "generale Inverno", si tentano attacchi verso la cima e manovre attorno alle cime per distrarre i rincalzi austriaci. Durante una di queste viene impegnata l'unità di Gaetano, incaricata di occupare la cortina montuosa che si stende tra il Sief ed il Settsass. Durante questa azione il sottotenente Marzachì cade, meritandosi una Medaglia d'Argento al Valor Militare. Pochi giorni prima aveva scritto a casa: Siete tutti in collera con me per il lungo silenzio, non è vero? E se vi dicessi che sono stato nell'assoluta impossibilità di scrivervi? Forse non mi credereste, perché ho già acquistato fama di pigro. Eppure questa volta avete torto. Da dieci giorni lunghissimi, gli Austriaci non ci danno un minuto di tregua, nè, si capisce, ne hanno da noi. Combattiamo con il più grande accanimento e con entusiasmo, contro un nemico rotto a tutte le astuzie della guerra moderna. Ma con l'aiuto di Dio e con l'ardore delle nostre truppe, vinceremo. Oggi la mia Compagnia è in rincalzo; siamo nascosti dietro a una roccia in attesa d'ordini. Io ne approfitto per scrivervi, e dirvi che vi ho sempre nel cuore, che ho grande fiducia nell'avvenire, e che più che mai sento il bisogno di abbracciarvi tutti tanto tanto, e di baciarvi lungamente . Tanino tutto vostro. Sarà lo stesso comandante del Reggimento, il colonnello Ciotola, a chiedere alla famiglia una foto di Gaetano da poter appendere a perenne ricordo del "caro ed amato collega estinto" nella Sala di Convegno del Reggimento e di lui, il comandante del Battaglione, Edoardo Scaroni, scrivrà alla famiglia: "Il povero Marzachì cadde colpito da un proietto da fucile mentre, alla testa del suo plotone, respingeva un furioso contrassalto nemico nel combattimento per la conquista della cortina, fra il Col di Lana e il Setsass, e morì sull'istante, essendo stato colpito al capo. Il suo corpo, venne recuperato e inumato la sera stessa nel cimitero di Bukenstein. Era un giovane di ottimi sentimenti, e dotato di slancio e coraggio personale, e nelle varie azioni svolte, dette sempre prova di fermezza, dando bell'esempio ai suoi dipendenti. La sua perdita ha lasciato vivo rimpianto in tutti i suoi compagni d'arme, e specialmente in me, che avevo avuto agio in parecchi mesi di vita comune, di apprezzare le belle qualità sue di mente e di cuore. Possa, l'esempio della sua bella morte, essere sprone a ben fare, sia ai suoi commilitoni, che agli Italiani tutti."