Nazione Masini Luigi

Grado Capitano

Mostrina  3° Alpini, 229ª cp. battaglione Val Chisone

Ritratto

Nato il 26 ottobre 1889 a Firenze

Morto di vecchiaia il 15 marzo 1959 a Bergamo

Decorazioni

Decorazione Medaglia d'Argento

Per dieci mesi, comandante di due posizioni dominate da quelle avversarie, con esemplare valore e tenacia respingeva reiterati assalti notturni di fanterie nemiche in forze assai superiori.
Piccolo Lagazuoi, agosto 1916

Note biografiche (Archivio Franco Licini)

Luigi Masini nasce a Firenze il 26 ottobre del 1889 e muore a Bergamo il 15 marzo del 1959. Suo padre, Otello, era un fervente mazziniano e divenne deputato del Partito Repubblicano ai primi del Novecento. Luigi, fin da ragazzo, aveva dimostrato una forte passione per la montagna. Come lui stesso diceva, la sua felicità era quella di “andare su per le rocche” ad arrampicare. Nel 1911 frequentò il corso per Ufficiali di Complemento dopo il quale venne assegnato, col grado di sottotenente, al 21° Reggimento fanteria col quale partecipò in Libia alla guerra italo-turca. Passato in servizio permanente effettivo, chiese di essere assegnato al Corpo degli alpini e dopo il corso d’applicazione d’arma, nel 1913, venne assegnato alla 78ª compagnia del battaglione "Belluno".
Nel 1915, allo scoppio della guerra, partecipò ai primi combattimenti sul fronte Dolomitico attorno al Castelletto della Tofana di Rozes. Il 24 settembre, per dare copertura di fuoco ai plotoni che attaccavano dal basso quella posizione, Masini attrezzò una difficile via di scalata sul costone sud-ovest della Tofana piazzando una mitragliatrice per battere sul rovescio le postazioni nemiche. Tali furono le difficoltà incontrate che, anziché impiegare le sei ore previste, per portare a termine l’operazione ne servirono diciotto. La postazione, in seguito denominata “Scudo”, venne infine consolidata e risultò determinante anche nel corso delle successive operazioni d’attacco al Castelletto.
In autunno Masini passò al comando della 229ª compagnia del "Val Chisone" che venne impegnata sul Piccolo Lagazuoi nella conquista della Cengia Martini e nella presa della Punta della Fede. Il 19 marzo del 1916, di propria iniziativa e trasportando a braccia sul bordo estremo della cengia un pezzo d’artiglieria, Masini ed i suoi uomini riuscirono a colpire alcuni baraccamenti addossati alla parete sud del Sasso Bucato, stracolmi di Austriaci che festeggiavano l’onomastico del loro Imperatore. Le azioni sul Piccolo Lagazuoi fecero guadagnare a Masini una medaglia d’argento al Valor Militare.
Nel giugno del 1917, promosso capitano, assunse il comando del battaglione "Belluno" trasferito alla II Armata per l’azione della Bainsizza (11ª battaglia dell’Isonzo). Con lo stesso battaglione partecipò quindi alle operazioni di opposizione sul Monte Rosso e sul Monte Stol. Sfuggito all’accerchiamento nemico, dopo la rotta di Caporetto, il battaglione ripiegò a Belluno dove, ricomposto, venne impiegato per la difesa dell’altipiano del Cansiglio. Nonostante l’accanita resistenza, gli Alpini dovettero ripiegare anche da quelle posizioni potendo sfuggire all’accerchiamento solo attraverso il Lago di Santa Croce su barche condotte per la maggior parte da ragazze del luogo. Gli uomini del Belluno, divisi in gruppi per meglio sfuggire alla cattura, tentarono di rientrare tra le proprie fila attraversando il fronte che si era nel frattempo consolidato lungo la linea del Piave. In quel tentativo, la fortuna arrise solo al capitano Masini e al tenente Mario Cadorin.
Nominato comandante del battaglione "Val Cismon" e più tardi del "Monte Pelmo", Masini partecipò quindi alla difesa del Grappa e alla ricacciata degli autro-ungarici nella battaglia di Vittorio Veneto. Al termine della guerra partecipò alla Commissione incaricata di tracciare i nuovi confini tra Italia e Jugoslavia.
Nel 1926 passò al 5° reggimento alpini e col grado di maggiore, prese il comando del battaglione "Tirano". Nel 1928 assunse la direzione della “Scuola di Specializzazione Alpina” effettuando con i suoi allievi una difficile ascensione invernale sul gruppo del Bernina. Nel 1930 l’Ispettorato delle Truppe Alpine gli conferì il titolo di “Alpinista militare” istruttore di sci e arrampicata su roccia. Nello stesso anno venne trasferito al 7° reggimento dove assunse il comando del battaglione "Feltre". Nel 1933, nominato tenente colonnello, contribuì a dar vita alla “Scuola Centrale Militare di Alpinismo” ad Aosta assumendone l’anno dopo in comando. Essendo in disaccordo con le "scelte politiche" dell’epoca, nel 1937 Masini venne relegato in un ufficio presso il Corpo d’Armata di Firenze, ma nel 1938 fu inaspettatamente promosso generale e messo al comando del 4° settore di copertura Varaita–Po della Guardia di Frontiera. Spostato, sempre con lo stesso incarico, nella zona di Tolmino, ritrovò vecchi amici di origine slovena tramite i quali prese contatto col movimento antifascista.
L’8 settembre del 1943 il generale Masini riuscì a sfuggire alla cattura da parte dei tedeschi rifugiandosi nei dintorni di Caporetto. Qualche mese dopo entrò in contatto con le formazioni partigiane e assunse il comando delle "Fiamme Verdi" con le quali operò, alla testa di circa 7000 uomini, nelle valli bresciane e bergamasche, in Brianza e in Valle Ossola. Al termine della guerra fu nominato Commissario straordinario per il Club Alpino Italiano e in tale veste riorganizzò le strutture associative e diede inizio alla ricostruzione dei molti rifugi distrutti durante la guerra. Nel 1947 venne eletto alla carica di Presidente nazionale del C.A.I.
Avendo aderito al Partito Socialista Italiano, nel 1953 gli venne offerta la candidatura alla Camera per la circoscrizione di Bergamo-Brescia dove risultò eletto. Luigi Masini morì a Bergamo il 15 marzo del 1959.