Nazione Modena Alberto

Grado Sottotenente

Mostrina  50° Brigata Parma

Ritratto

Nato il 17 aprile 1895 a L'Aquila

Morto il 29 agosto 1916 sul Monte Forame

Decorazioni

Decorazione Medaglia d'Argento

Con animoso slancio, guidò il proprio plotone, attraverso un terreno intensamente battuto, all'assalto di una trincea fortemente preparata a difesa. Colpito a morte nella trincea conquistata, animò ancora i suoi soldati con nobili parole e si spense serenamente, nella coscienza del dovere compiuto.
Monte Forame, 29 agosto 1916

Note biografiche (Archivio Franco Licini)

Alberto Modena nasce a L'Aquila il 17 aprile del 1895. Figlio di un ispettore capo delle ferrovie dello Stato, si trasferisce con la famiglia a Bologna dove, negli anni scolastici dal 1912 al 1914, frequenta il Liceo "Galvani" conseguendo in fine la maturità classica. Iscritto al primo anno del corso di laurea in Giurisprudenza, viene subito dopo chiamato alle armi per mobilitazione. Frequenta quindi la scuola per ufficiali di complemento e, nominato sottotenente, viene inviato al 50° Reggimento di Fanteria della brigata Parma. Nel novembre del 1915 raggiunge la sua compagnia ad Andraz, nell'alta Valle del Cordevole. Impegnato in varie azioni sul Col di Lana, per il suo comportamento merita la stima dei superiori e la fiducia dei suoi fanti. Verso la fine dell'anno si trasferisce col reggimento nei pressi di Auronzo ed a febbraio del 1916 raggiunge il settore Boite - Monte Cristallo dove la brigata viene impiegata contro le forti posizioni della Croda dell'Ancona e di Val Rufreddo. Con alterna fortuna i fanti riescono a conquistare alcune posizioni ma vengono poi respinti; tornano all'attacco e vengono di nuovo fermati. Alla fine, tra il 7 ed il 23 giugno, la brigata bianco-azzurra avrà sacrificato alla Patria novecento giovani vite. La mattina del 29 agosto il sottotenente Modena viene nuovamente chiamato al proprio dovere: col suo plotone parte all'assalto delle posizioni austriache. Lungo l'impervio costone del Forame avanza con i suoi uomini affiancando il comandante di compagnia. Da una trincea nemica, ben protetta da tronchi di abete sistemati uno sull'altro, partono alcune raffiche di mitragliatrice. Il capitano Livio Boselli cade colpito a morte e il sottotenente Modena lo sostituisce alla testa degli attaccanti. Incita gli uomini perché continuino ad avanzare e nonostante il fuoco micidiale delle mitragliatrici, nello slancio la posizione viene raggiunta e conquistata. Quella trincea, che già ha richiesto così tanto sacrificio, altro non è che un avamposto. Bisogna quindi proseguire ed il giovane sottotenente esorta i fanti ad andargli dietro ma, fatti pochi passi, un colpo di fucile lo colpisce al petto. Il sottotenente Alberto Modena cadde per non rialzarsi più. Il maggiore Rigato si assumerà l'ingrato compito di comunicare alla famiglia la morte del giovane ufficiale: "... è certo un gran motivo di conforto, - scriverà - o almeno di giusto orgoglio materno, quello di poter dire che il proprio amatissimo figlio è morto da valoroso sul campo di battaglia ed ha fatto volenteroso sacrifizio della propria gioventù alla Patria. Io posso assicurarle che il sottotenente Modena ha fatto la più bella morte che un giovane possa fare; egli è caduto alla testa del suo plotone mentre la compagnia irrompeva in una forte trincea nemica e la conquistava. Egli si mostrò valoroso fino all'ultimo momento di vita, come si era dimostrato sempre nelle numerose circostanze di guerra in cui si era trovato. E' stato proposto per una medaglia al valor militare e sarà questo il più bel ricordo che Ella possa avere dell'amato figlio: Ella può ben a ragione esser fiera di lui, della sua vita e della sua bella morte."
Il sottotenente Alberto Modena sarà commemorato dalla Facoltà di Giurisprudenza di Bologna che, il 9 gennaio del 1918, gli concederà la laurea honoris causa. Verrà quindi decorato con una medaglia d'argento al Valor Militare a perenne memoria del sacrificio della sua giovane vita.
Trincea
(Foto d'archivio del Museo della strumentazione storica del Liceo Luigi Galvani di Bologna)