Nazione Palmas Vincenzo

Grado Sottotenente

Mostrina  8ª / 46° Brigata Reggio

Ritratto

Nato il 13 gennaio 1890 a Cagliari

Morto il 15 giugno 1915 presso la 17ª Sezione di Sanità a Pocol

Decorazioni

Decorazione Medaglia d'Argento

Ufficiale esploratore, sin dall'inizio del combattimento, si spingeva arditamente innanzi e tagliava egli stesso alcuni fili del primo reticolato, presso la trincea nemica, rimanendo mortalmente ferito mentre si disponeva a passare al secondo reticolato. Distintosi per ardire e coraggio in precedenti ricognizioni.
Passo Falzarego, 15 giugno 1915

Note biografiche (Archivio Danilo Morell)

Vincenzo nasce a Cagliari il 13 gennaio 1890 da Felice e da Carta Maria Luigia. Prende parte alla guerra di Libia e allo scoppio della grande guerra parte come sottotenente di complemento nel 46° Reggimento Fanteria Brigata Reggio, 8ª compagnia. Il 15 giugno 1915 prende parte all’assalto del Passo Falzarego. La brigata Reggio è costretta ad avanzare allo scoperto ed in piena vista del nemico verso le pendici meridionali del Piccolo Lagazuoi. Vincenzo scatta all’assalto con la sua 8ª compagnia, riesce a raggiungere il primo ordine di reticolati e a tagliarli, riesce a disattivare parecchie mine-avviso piazzate dagli austro-ungarici sul terreno e ritorna al comando per riferire. Mentre si accingeva a ritornare sulla posizione raggiunta, fu colpito da una fucilata all’addome. Si spense prima di essere trasportato nell’infermeria temporanea della 17ª Sezione Sanità di Pocol. Così scrive il Capitano Ignazio Deidda di Cagliari (Brano tratto da: Avanti Savoia – Gaspari editore 2003):
Mi accingevo a diramare l’ordine impartitomi, quando vediamo spuntare il sottotenente Palmas il quale si dirigeva verso di noi ora sostando al riparo di una roccia sporgente, ora velocemente verso il riparo successivo. Ci raggiunse e subito fece una minuziosa relazione del lavoro compiuto dagli uomini del reparto esploratori, secondo le istruzioni da lui date. Riferì che: nel terreno antistante era stata rilevata la presenza di numerose mine-avviso, interrate in modo da rendere possibile l’immediata esplosione da chi, senza accorgersene, avesse inciampato in un lungo filo di ferro, teso in superficie a circa dieci centimetri dal suolo e fissato a guisa da intercettare ogni probabile nostra direzione di marcia; Che gli esploratori, senza subire perdita alcuna e senza provocare allarme da parte del nemico, non soltanto avevano neutralizzato molte mine-avviso, ma erano riusciti ad aprire numerosi varchi nei reticolati antistanti i trinceramenti nemici. Elogiato dal Colonnello Campolieti per quanto gli aveva riferito e invitato a raggiungere nuovamente i suoi uomini, Palmas si allontana da noi qualche passo. Il sibilo di un proiettile lo accompagna al primo balzo ch’egli fa. Io gli grido: 'Attento, Palmas!'. Egli, dal riparo che ha raggiunto, si volge verso di me e mi risponde: 'Sono stato in Libia. Guarda come si fa'. E si lancia di corsa verso un altro riparo che però non fa in tempo a raggiungere. Uno sparo, un urlo di dolore e lo vedo crollare al suolo, colpito a morte. Rimanemmo sgomenti, il Colonnello ed io, senza parola, con lo sguardo rivolto a quel corpo che giaceva immobile, a poca distanza da noi, mentre ancora risuonavano ai nostri orecchi le sue ultime parole di giovanile baldanza”.
Fu sepolto nel cimitero militare di Pocol dove ancor oggi riposa (Tomba n. 86). Alla sua memoria fu concessa la medaglia d’argento al valor militare.