Nazione De Marco Remo Antonio

Grado Soldato (matr. 20682)

Mostrina  7° Alpini, battaglione Belluno

Ritratto

Nato il 7 luglio 1892 a Frassenè Agordino (BL)

Morto nel 1971

Decorazioni

Decorazione Medaglia di Bronzo

Deludendo la più pertinace vigilanza nemica, dopo cinque giorni di sforzi ed arditi tenativi, riusciva, con altri due compagni, a portarsi in una posizione che dominava un gruppo di una decina di tiratori nemici, annidati in località per noi inaccessibile, e che, da due mesi, continuavano a bersagliare le nostre truppe, e, di là, li fulminava con bombe a mano, infliggendo loro gravi perdite.
Tofana I di Rozes, 19 agosto 1915

Note biografiche (Daniele De Zaiacomo)

Nato a Frassenè Agordino, frazione del comune di Voltago Agordino, in provincia di Belluno il 7 luglio 1892, crebbe insieme agli altri suoi fratelli (era il penultimo di sette) in quel piccolo paese di montagna del bellunese che negli anni 50 e 60 del novecento venne ribattezzato "la piccola Cortina" per la florida attività turistica. Figlio di gente di montagna e lui stesso uomo legato fortemente alla propria terra, portò avanti fin da giovane l'attività della propria famiglia come agricoltore ed allevatore di bestiame. La guerra lo colse nei suoi anni migliori. Antonio, forte e coraggioso, lasciò tutto ed alla chiamata della Patria rispose arruolandosi con gli Alpini, 7º reggimento battaglione Belluno.
Fu inviato al fronte sulle montagne di casa e si distinse in particolare per un episodio accaduto sulla Tofana di Rozes nell'agosto del 1915. Gli italiani, non riuscendo in alcun modo ad aver ragione degli austriaci appostati sulle guglie del Castelletto, decisero di tentare una ardita azione di pattuglia per prendere alle spalle il presidio della vetta. L'obiettivo era risalire un ripidissimo canalone (quello che verrà poi denominato Camino Vallepiana) e raggiungere una piccola cengia esposta che dominava dall'alto le postazioni nemiche. C'era bisogno di persone del posto, esperte di montagna e coraggiose. La scelta cadde su Vito Fontanive di Cencenighe, Lucio De Toni di Alleghe ed Antonio De Marco. Il 19 agosto la piccola pattuglia, imbracciate le corde, i fucili 91 e riempite le sacche di bombe a mano, lasciò i compagni e si avviò verso il proprio destino. Guidava la cordata Vito Fontanive insieme al De Marco. Dopo oltre 5 ore di difficile scalata, verso sera i tre raggiunsero la posizione che avevano individuato dal basso ed attrezzarono la via di salita. Si spinsero in assoluto silenzio ancora più avanti, allo scoperto, e lanciarono alcune bombe sulle posizioni nemiche, tornando velocemente al riparo rincorsi da raffiche di mitragliatrice. Da quel momento in poi la postazione fu rinforzata e l'accesso attrezzato con scale in legno e corda. Vi erano normalmente quattro alpini in posizione, tre dei quali stavano al riparo sotto a dei teli fissati alla roccia con picchetti in legno, e uno a turno di vedetta dietro ad uno scudo protettivo in metallo (la posizione passerá infatti alla storia come "postazione dello Scudo"). La vicenda si concluse però per Antonio con l'amaro in bocca ... il De Toni, che era sempre rimasto dietro nella difficilissima scalata ed era salito sui passi degli altri due, ricevette la medaglia d'argento al valore, mentre per Fontanive e De Marco ... un umilissimo bronzo.
Antonio, finita la guerra, ritornò al suo paese, alla sua famiglia ed al suo lavoro, si sposò ed ebbe sei figli. Morì nel 1971.

Commilitoni De Marco
Antonio De Marco con i commilitoni del Belluno

Famiglia De Marco
Antonio De Marco da piccolino in braccio al padre