Nazione Piovesana Giovanni

Grado Aspirante

Mostrina  7° Alpini, battaglione Belluno

Ritratto

Nato il 14 settembre 1896 a Conegliano (TV)

Morto il 8 febbraio 1941 in Grecia per ferite riportate in combattimento

Decorazioni

Decorazione Medaglia d'Argento

Occupava con il plotone una cengia sopra una posizione sotto la quale doveva brillare una potente mina. Con mirabile esempio di arditezza, di energia e disprezzo del pericolo teneva la posizione e, con bella perizia alpina, sapeva fermare entro una grotta 60 austriaci venuti a riprendere la posizione perduta.
Castelletto Tofana, 11 luglio 1916

Note biografiche (Archivio Franco Licini)

Figlio di Giuseppe e Luigia Vidot, Giovanni Piovesana nasce a Conegliano il 14 settembre 1896. Alla vigilia della guerra si diploma ragioniere all’Istituto Tecnico Riccati di Treviso e, dopo aver frequentato la scuola militare, ne esce col grado di aspirante ufficiale. Viene quindi aggregato alla 77ª Compagnia del battaglione «Belluno» con la quale, all’inizio della guerra, raggiunge la Val Pettorina e partecipa ai combattimenti ai piedi della Marmolada. Ai primi di luglio si trova sulle Tofane dove le quattro Compagnie del «Belluno» sono inviate all’attacco di Cima Bois. Viene successivamente affiancato ai sottotenenti Colle, Ravello e Pieri per provvedere alla sorveglianza dei lavori e ai collegamenti durante la lunga preparazione della mina del Castelletto condotta dalla “ditta Tissi-Malvezzi”. Durante il servizio Piovesana dimostra in varie occasioni le sue doti di rocciatore. Nel difficile e cruento assalto seguito allo scoppio della mina, l’11 luglio del 1916, merita una medaglia d’argento riuscendo a bloccare col suo plotone una sessantina di austriaci all’interno di una galleria impedendo loro di agire al contrattacco. Piovesana segue quindi le vicende del suo battaglione nelle azioni in Val Travenanzes e dopo il rigido inverno, trascorso nel rafforzamento delle posizioni conquistate, è sulla linea tra Col del Bois e Cima Falzarego. In luglio gli alpini del «Belluno» lasciano le Dolomiti e si trasferiscono nella zona della 2a Armata nella valle dell’Isonzo. Anche Piovesana partecipa alla XI battaglia sugli altipiani della Bainsizza e dopo la rotta di Caporetto, avendo combattuto al Monte Stol e sul Cansiglio nel tentativo di frenare l’avanzata tedesca, è tra i pochi del suo battaglione a raggiungere la linea del Piave. Nel gennaio del 1918, dopo essere stato promosso al grado di tenente, viene assegnato al battaglione «Feltre» con l’incarico di guidare il plotone esploratori. Il 28 gennaio, sotto una forte nevicata, raggiunge Cima Valderoa dove i suoi compagni d’arme, tra i quali ritrova anche Franco Tissi e Luigi Reverberi, lo accolgono nella leggendaria Compagnia dei “Veci Can”. Segue quindi il suo battaglione tra il Grappa e la Val d’Astico e a luglio si trova in Val Posina dove il «Feltre» prende posizione sul Monte Gamonda che fiancheggia il Monte Maio sovrastante Conca Laghi. Per il suo ardimento Piovesana ottiene una Croce al Merito che il 30 luglio gli viene attribuita personalmente dal generale Cattaneo, il Comandante del X Corpo d’Armata. Per una distorsione al piede viene quindi ricoverato in infermeria ma, non ancora guarito, insiste per farsi dimettere per poter partecipare, il 30 agosto, all’attacco eseguito dalla sua Compagnia sulla destra di Conca Laghi. L’ordine del giorno n. 24 dell’1 settembre 1918, diramato dal Colonnello Faracovi, comandante del IV° Gruppo Alpino, rende onore a Piovesana: «Ho appreso con viva, profonda, commossa soddisfazione un generoso atto del Tenente Piovesana sig. Giovanni del Battaglione Feltre. Egli si trovava il giorno 28 agosto scorso ricoverato nell’infermeria del 305° Reparto someggiato di sanità per una distorsione al piede che gli impediva di camminare. Avendo avuto sentore che il mattino del 30 agosto avrebbe avuto luogo la nota azione, con virili, patriottiche parole pregò ed ottenne dal Capo Ufficio Sanità del Gruppo di essere dimesso dalla infermeria per partecipare alle operazioni che avrebbe eseguite la sua Compagnia. In tal modo il tenente Piovesana, dando ancora una volta prova di spirito di abnegazione e alte virtù militari, ha partecipato all'azione del 30 agosto, rientrando subito dopo all'infermeria. Mi è grato rivolgere al predetto Ufficiale la mia parola di vivo, caldissimo elogio, additando a tutti gli Ufficiali del Gruppo il di lui magnifico atto, perché ne traggano esempio ed incitamento». Pochi giorni dopo il tenente colonnello Nasci, comandante la Zona Gamonda, da disposizioni per un’altra azione: «Domattina 5 settembre, verso le ore 7 non appena rientrata la pattuglia della 64ª Compagnia uscirà in ricognizione il tenente Piovesana Comandante il Plotone Esploratori con 7 uomini. Compito ed itinerario: per Cruzzi e quota 732 la pattuglia si avvicinerà alle linee nemiche col compito di riconoscere il terreno e gli apprestamenti difensivi dell’avversario e di riferire le novità che si riscontrassero. Rientrerà a compito ultimato. Tanto nell’andata che nel ritorno la pattuglia passerà per Sella. Prima di uscire il Comandante il plotone esploratori si informerà dal S. Tenente Balestrieri del risultato della pattuglia della notte».
I risultati dell’azione di Piovesana sono sottolineati dal Maggior Generale Leone, comandante del Settore Basso Posina, che il 7 settembre trasmette al Comando del Sotto-settore Sinistra Posina la seguente nota: «La pattuglia inviata nella zona Gamonda dalla 66ª Compagnia del Battaglione Feltre, nella mattinata del 5 corrente, è stata intelligentemente ed arditamente condotta, assolvendo, nei minuti particolari, il compito affidatole. Al Comandante e ai componenti tutti la pattuglia tributo vivo elogio, dal quale non vanno disgiunti il Comandante del Battaglione e della Compagnia, che tanto lodevolmente si interessano allo svolgimento di così importante servizio».
Un’altra azione di Piovesana è ricordata il 18 settembre nell’ordine dei giorno n. 48 del Comando del X Corpo d’Armata che gli attribuisce un encomio solenne: “Su proposta delle competenti Autorità gerarchiche e valendomi delle facoltà concessemi dalla circolare del Comando Supremo n. 2258 in data 25 dicembre 1915, sono lieto di tributare l’Encomio Solenne al Tenente del Battaglione Alpini Feltre Piovesana sig. Giovanni con la seguente motivazione: «Comandante di pattuglia che aveva incarico di riconoscere il terreno su cui era stata effettuata una precedente ricognizione, che aveva provocato reazione nemiche, assolveva esaurientemente il compito, penetrando e percorrendo di pieno giorno, per circa sei ore, un tratto della linea di osservazione avversaria occupato solo nella notte, riuscendo così a fornire utili informazioni sulla sistemazione nemica»". Facevano seguito le seguenti espressioni del Ten. Col. Nasci che comandava il battaglione: «L’ambito ed alto encomio di S.E. serva di stimolo ai giovani Ufficiali per imitare il valoroso Tenente Piovesana, che compie con tanta passione e tanto ardire tutte le difficili mansioni che spesso gli vengono affidate».
Successivamente ha quindi modo di guadagnare la sua seconda Medaglia d’Argento:
«Comandante di un plotone di assalto, con arditi servizi di pattuglie personalmente riconosceva la linea nemica. Si apriva poi con mirabile ardimento i varchi attraverso due linee di reticolato, ed attendeva l'avversario, appostato col suo plotone; al sopraggiungere di un drappello di nemici, li metteva in fuga infliggendo loro perdite e facendone prigioniero uno dopo viva lotta. Già distintosi in precedenti azioni per calma e coraggio. Conca Laghi (Posina), 25 settembre 1918». E ancora, il 9 settembre, il comandante del «Feltre» scrive: “Sono lieto di comunicare che il Comando della 32ª Divisione ha concesso al Tenente Piovesana Sig. Giovanni, comandante il plotone d’assalto, il seguente elogio: «Accogliendo la proposta di codesto Comando prego rivolgere in mio nome un elogio al tenente Piovesana del Battaglione Feltre per l’ardimento dimostrato e per le utili informazioni raccolte sulla linea di osservazione nemica di contrada Rochete-Laghi, nella notte sul 3 corrente». La guerra finisce poco dopo e il battaglione, con Piovesana che ha aggiunto al suo medagliere una seconda Croce di Guerra, si stabilisce in Val d’Isarco. Il corpo di spedizione italiano in Albania deve essere rafforzato e nell’agosto 1919 il «Feltre», col «Fenestrelle» e il «Dronero», parte per Valona al comando del colonnello Rambaldi. Gli alpini raggiungono la regione Mathi e successivamente lo Skumbi e anche qui Giovanni Piovesana può dar prova delle proprie capacità eseguendo con perizia incarichi ricognitivi che gli fanno meritare l’elogio dei superiori. Motivi politici spingono il governo di Roma ad abbandonare l’Albania e nell'agosto del 1920 anche Piovesana ritorna a casa. A Conegliano inizia finalmente la propria attività professionale presso la Banca San Liberale diventando successivamente titolare della agenzia di Pieve di Soligo. Poco dopo si sposa e mette al mondo sua figlia Floralisa. Nel 1925 contribuisce alla costituzione della Sezione Alpini di Conegliano ricoprendo la carica di presidente negli anni dal 1931 al ‘37 e dal ‘39 al ‘40. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, all’età di quarantaquattro anni, Piovesana è richiamato alle armi e viene assegnato al battaglione «Val Cismon» col quale parte per Valona raggiungendo poi il fronte della Voiussa. Alla testa della Compagnia Comando, verso la fine di gennaio del 1941, Piovesana segue il comandante di battaglione a visitare le posizioni della 264ª Compagnia e viene investito da una raffica di fucileria e da schegge di mortaio che lo feriscono all’avambraccio sinistro, alla scapola destra e più gravemente al torace. Viene ricoverato all’ospedale da campo n. 427 di Mezcoranis di Turan e nonostante due estremi interventi chirurgici, muore l'8 febbraio dopo alcuni giorni di agonia. Viene quindi sepolto nel cimitero di Sinenai vicino all’insanguinata Voiussa. Per Piovesana è nel frattempo arrivata la promozione al grado di Maggiore. Proposto per la Medaglia d’oro, gli viene invece conferita solo quella di bronzo con la seguente motivazione:
«Comandante della Compagnia Comando di un battaglione impegnato in un aspro combattimento, d’iniziativa raggiungeva gli elementi avanzati del battaglione per coadiuvare il proprio comandante nel deciso sforzo di contenere l’avversario e sventare la minaccia di accerchiamento. Con ammirevole calma ed intrepido coraggio si portava, in piedi allo scoperto, anche nei punti più battuti, per animare la resistenza. Ferito gravemente, chiedeva di non essere abbandonato dalla posizione dove la sua presenza poteva essere ancora utile. Mali Trebescines, q. 1179 (fronte greco), 26 gennaio 1941».
Il 18 aprile del 1961 i resti mortali del magg. Giovanni Piovesana tornano a Conegliano. La sua città gli dedica il nome di un viale.