Nazione Tosi Guido

Grado Capitano

Mostrina  54° Brigata Umbria

Ritratto

Nato il 30 ottobre 1883 a Firenze

Morto il 13 agosto 1915 in Val Popena

Decorazioni

Decorazione Medaglia di Bronzo

(Dimostrava bella abilità dirigendo il suo reparto con coraggio personale e noncuranza del pericolo) - Durante tre giorni di aspro combattimento svoltosi su terreno assai difficile, diresse il proprio riparto dando bella prova di abilità, coraggio personale e noncuranza del pericolo.
Son Pauses, 16 giugno 1915

Decorazione Medaglia d'Argento

Durante un violento contrattacco, eseguito dal nemico per ricuperare un costone, recentemente perduto, percorreva coraggiosamente la intera fronte della propria compagnia, incitando con la voce e con l’esempio i dipendenti alla resistenza. Visto cadere il tenente colonnello, comandante di battaglione, impugnava un fucile, e, slanciatosi animosamente avanti per trascinare i soldati, al grido ‘Vendichiamo il nostro colonnello!’, cadeva ucciso oltre le nostre trincee.
Val Popena, 13 agosto 1915

Note biografiche (Archivio Franco Licini)

Guido Tosi nasce a Firenze il 30 ottobre del 1883 dal cav. Giuseppe, colonnello del Corpo di commissariato, e da Eleonora Pesenti. Fin da fanciullo, Guido è affascinato dalla vita militare e già nel 1911, all'età di ventott'anni, prende parte, come volontario, alla guerra italo-turca. Col grado di tenente, col 23° fanteria partecipa ai combattimenti di Messri ed il 20 settembre a quelli che si svolgono preso l'oasi di Zanzùr dove gli italiani infliggono un duro colpo alle truppe turco-arabe. Durante la preparazione dei primi scontri il tenente Tosi merita una medaglia di bronzo in quanto "Aveva percorso chilometri di cammino, solo, in terreno completamente scoperto sotto il fuoco violento del nemico" in una delicata ricognizione che gli era stata affidata e dalla quale era tornato, nonostante tutti ormai lo dessero per disperso.
Allo scoppio della prima Guerra mondiale, inquadrato nel 54° reggimento della brigata "Umbria" col grado di capitano, viene posto al comando della 10ª compagnia con la quale è ben presto impegnato, sul fronte delle Dolomiti, nell'attacco a Son Pauses con l'incarico di fare da rincalzo al 23° fanteria. Dopo tre ore di marcia, superando il fuoco di sbarramento nemico, raggiunge la prima linea assieme a 67 uomini con i quali si lancia all'attacco delle posizioni avversarie. "Il suo ardimento - racconterà un fante rimasto ferito in quell'azione - ci colpiva come qualcosa di miracoloso, e qualche volta ci guardavamo in faccia meravigliati, poi lo seguivamo, trascinati, con la sicurezza di vincere". Verso le 7 di sera del 14 giugno, ricevuto l'ordine di portarsi di rinforzo alla 1ª compagnia del 23°, gli uomini del capitano Tosi superano i reticolati distanti meno di 200 metri da Son Pauses ma restano bloccati dall'accanita resistenza dei tiratori tirolesi. Per tre giorni e tre notti i fanti mantengono comunque la posizione benché circondati e isolati dal resto della truppa. Il capitano Tosi infonde fiducia ai suoi uomini tanto da meritare, proprio per questo motivo, una seconda medaglia di bronzo al valor militare.
Un mese più tardi assieme ai suoi fanti, Tosi si trova acquartierato in Val Popena Bassa in attesa di passare in seconda linea per un turno di meritato riposo. Nel frattempo, nelle prime ore dell'11 agosto, la 1ª compagnia guidata dal capitano Rota risale il costone occidentale del Monte Piana. Verso mezzogiorno tutta la cresta che delimita il pianoro viene occupata senza gravi perdite (tre morti ed una ventina di feriti), mentre l'operazione costa ai kaiserjäger la perdita di una quarantina di uomini che vengono fatti prigionieri. Fra attacchi e contrattacchi, la battaglia si protrae per tutta la giornata e la mattina del 12 agosto i fanti del capitano Tosi ricevono la brutta notizia che bisogna rimandare il turno di riposo e salire invece al Monte Piana a presidiare la linea appena conquistata. Agli ordini del tenente colonnello Giuseppe Sora salgono, oltre a loro della 10ª, anche quelli della 9ª compagnia. Durante la notte gli austriaci disturbano continuamente le posizioni tenute del fanti con fucilate e lanci di bombe a mano ed all'alba del giorno 13 i kaiserjäger e gli standschützen si lanciano all'attacco. Le artiglierie italiane aprono il fuoco e, nonostante la nebbia, il tiro già aggiustato in precedenza, ha buon esito. Ciò nonostante, gli austriaci riescono a passare ed ingaggiano un furioso corpo a corpo con i fanti che oppongono eroica resistenza. Molti sono i morti ed i feriti da entrambe le parti e nel pomeriggio anche il tenente colonnello Sora cade fulminato da un colpo di fucile. Il capitano Tosi, che ha assistito alla morte del suo comandante, imbracciata l'arma di un caduto si lancia rabbioso all'attacco incitando i suoi ad uscire dai ripari per vendicare la morte del colonnello ma, in risposta al suo grido, una scarica di proiettili austriaci lo colpisce in pieno petto. L'ardimento ed il valore del capitano Guido Tosi saranno premiati con una medaglia d'argento che non servirà però a consolare la disperazione dei suoi famigliari. Nel far della sera, a giacere tra le rocce e sull'erba del Monte Piana, ci saranno più di cento kaiserjäger ed una quarantina di fanti, ma il sangue versato quel giorno sarà solo il preludio di tanti altri cruenti combattimenti.