Pennati Giovanni
Sottotenente di complemento
3° Alpini, battaglione Val Chisone
Nato a Milano
Decorazioni
Medaglia d'Argento
In circostanze estremamente difficili riusciva, con 6 alpini, a trarre in salvo un drappello
bloccato in altissima montagna e rimasto senza viveri. Comandante d'avanguardia di una
compagnia, che di sorpresa occupava due posizioni, dava prova di grande ardire nell'avanzare
intelligentemente su terreno roccioso ed impervio dominato e circondato dalle difese avversarie.
Valle Costeana, ottobre 1915
Note biografiche (Archivio Franco Licini)
Nel novembre 1917 guadagna una MBVM sull'Altopiano di Asiago.
Nell'agosto 1921 il suo comandate, maggiore
Ettore Martini in un trafiletto de "L'Alpino" ricorda in questo modo l'episodio che
gli valse la decorazione:
"Il 2 ottobre 1915, causa la neve, le valanghe, la tormenta e la nebbia fittissima, erano
rimasti bloccati, senza viveri, nella trincea del costone settentrionale della Tofana Prima, il
tenente Denobili con 8 alpini del battaglione Belluno. Tre pattuglie di ufficiali e soldati
arditissimi di questo battaglione, molto pratici della zona per averla percorsa e presidiata
precedentemente, mossero successivamente da Forcella Fontana Negra, per liberare i compagni, ma
la persistenza del mal tempo, rese inutili i loro sforzi. La sera del 4, accampando a Vervej,
venni per caso a conoscenza, che, dopo riusciti vani anche i tentativi della terza pattuglia,
non si giudicavano prudenti altre spedizioni per evitare nuove disgrazie e che perciò il piccolo
drappello isolato veniva abbandonato al suo estremo destino. Poiché due giorni innanzi, avevo
visitato nelle stesse pessime condizioni di tempo la cima della Tofana Prima presidiata da un
reparto del mio battaglione, ed avevo assunto sul posto le maggiori possibili informazioni, mi
formai la piena convinzione, che una forte volontà avrebbe trionfato sugli elementi atmosferici,
e di mia iniziativa ordinai subito al tenente Giovanni Pennati della 228ª compagnia di spingersi
nella notte stessa con 6 alpini da lui scelti e provvisti del necessario sulla trincea bloccata,
prescrivendogli tassativamente di penetrarvi anziché per la via Punta Marietta, che era la più
breve, ma anche la più pericolosa per le valanghe e per la roccia gelata, per quella della cima
della Tofana Prima che, molto più faticosa, offriva però maggiori garanzie di riuscita. Alle 16
l’ardita pattuglia partiva da Vervej ed, in mezzo a difficoltà ed a sofferenze indescrivibili,
giungeva l’indomani nella trincea bloccata, ove il tenente Denobili con i suoi uomini, affamati,
congelati e trasfigurati, attendevano, ormai con dolorosa rassegnazione, la loro estrema miserevole
fine. Dopo averli ristorati e curati i soccorritori li trascinarono, con sforzi sovrumani,
perdurando la bufera, per l’istessa via del ritorno. Disgraziatamente, giunti a breve distanza
dalla cima della Tofana Prima scomparve improvvisamente la densa nebbia che li avvolgeva e salvati
e salvatori rimasero scoperti di fronte alle vicinissime posizioni avversarie che diressero loro
un vivo fuoco di fucileria e di mitragliatrici. Dovettero tutti trovar riparo seppellendosi nella
neve e vi rimasero sino a tanto che una nuova folata di nebbia permise loro, accelerando il passo
e raddoppiando gli sforzi, di guadagnare la cima. Discesi poi a Forcella Negra, il tenente Denobili
ed i suoi alpini, furono affidati al comando del loro battaglione che provvide a ricoverarli nel
più vicino ospedale. Il tenente Pennati ed i suoi uomini rientrarono a Vervej alle 16 del 5
ottobre dopo 24 ore passate, quasi tutte in marcia, lieti e contenti di aver compiuto tanto
brillantemente, un atto di generoso cameratismo, in mezzo alle più gravi difficoltà, disagi e
pericoli".
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Nato a Milano
Decorazioni
Medaglia d'Argento
In circostanze estremamente difficili riusciva, con 6 alpini, a trarre in salvo un drappello bloccato in altissima montagna e rimasto senza viveri. Comandante d'avanguardia di una compagnia, che di sorpresa occupava due posizioni, dava prova di grande ardire nell'avanzare intelligentemente su terreno roccioso ed impervio dominato e circondato dalle difese avversarie.Valle Costeana, ottobre 1915
Note biografiche (Archivio Franco Licini)
Nel novembre 1917 guadagna una MBVM sull'Altopiano di Asiago.
Nell'agosto 1921 il suo comandate, maggiore
Ettore Martini in un trafiletto de "L'Alpino" ricorda in questo modo l'episodio che
gli valse la decorazione:
"Il 2 ottobre 1915, causa la neve, le valanghe, la tormenta e la nebbia fittissima, erano
rimasti bloccati, senza viveri, nella trincea del costone settentrionale della Tofana Prima, il
tenente Denobili con 8 alpini del battaglione Belluno. Tre pattuglie di ufficiali e soldati
arditissimi di questo battaglione, molto pratici della zona per averla percorsa e presidiata
precedentemente, mossero successivamente da Forcella Fontana Negra, per liberare i compagni, ma
la persistenza del mal tempo, rese inutili i loro sforzi. La sera del 4, accampando a Vervej,
venni per caso a conoscenza, che, dopo riusciti vani anche i tentativi della terza pattuglia,
non si giudicavano prudenti altre spedizioni per evitare nuove disgrazie e che perciò il piccolo
drappello isolato veniva abbandonato al suo estremo destino. Poiché due giorni innanzi, avevo
visitato nelle stesse pessime condizioni di tempo la cima della Tofana Prima presidiata da un
reparto del mio battaglione, ed avevo assunto sul posto le maggiori possibili informazioni, mi
formai la piena convinzione, che una forte volontà avrebbe trionfato sugli elementi atmosferici,
e di mia iniziativa ordinai subito al tenente Giovanni Pennati della 228ª compagnia di spingersi
nella notte stessa con 6 alpini da lui scelti e provvisti del necessario sulla trincea bloccata,
prescrivendogli tassativamente di penetrarvi anziché per la via Punta Marietta, che era la più
breve, ma anche la più pericolosa per le valanghe e per la roccia gelata, per quella della cima
della Tofana Prima che, molto più faticosa, offriva però maggiori garanzie di riuscita. Alle 16
l’ardita pattuglia partiva da Vervej ed, in mezzo a difficoltà ed a sofferenze indescrivibili,
giungeva l’indomani nella trincea bloccata, ove il tenente Denobili con i suoi uomini, affamati,
congelati e trasfigurati, attendevano, ormai con dolorosa rassegnazione, la loro estrema miserevole
fine. Dopo averli ristorati e curati i soccorritori li trascinarono, con sforzi sovrumani,
perdurando la bufera, per l’istessa via del ritorno. Disgraziatamente, giunti a breve distanza
dalla cima della Tofana Prima scomparve improvvisamente la densa nebbia che li avvolgeva e salvati
e salvatori rimasero scoperti di fronte alle vicinissime posizioni avversarie che diressero loro
un vivo fuoco di fucileria e di mitragliatrici. Dovettero tutti trovar riparo seppellendosi nella
neve e vi rimasero sino a tanto che una nuova folata di nebbia permise loro, accelerando il passo
e raddoppiando gli sforzi, di guadagnare la cima. Discesi poi a Forcella Negra, il tenente Denobili
ed i suoi alpini, furono affidati al comando del loro battaglione che provvide a ricoverarli nel
più vicino ospedale. Il tenente Pennati ed i suoi uomini rientrarono a Vervej alle 16 del 5
ottobre dopo 24 ore passate, quasi tutte in marcia, lieti e contenti di aver compiuto tanto
brillantemente, un atto di generoso cameratismo, in mezzo alle più gravi difficoltà, disagi e
pericoli".