Rampi Oreste Quintino Giuseppe
Capitano
92° Brigata Basilicata
Nato il 18 marzo 1889 a Cilavegna (PV)
Morto il 4 settembre 1916 sulla Croda dell'Ancona
Decorazioni
Medaglia di Bronzo
Trovandosi al comando del reggimento nei momenti più difficili e pericolosi, fu d'esempio a tutti
per coraggio, sangue freddo e fermezza, esponendo senza riguardo la propria persona ai colpi a
tradimento di franchi tiratori nemici per mantenere le relazioni tra il comando e le truppe
combattenti, facilitando così, con l'opera propria, l'azione del comando stesso.
Son Pauses, 17 giugno 1915
Medaglia d'Argento
Portava, con entusiasmo, all'assalto la compagnia sotto il fuoco incrociato di diverse
mitragliatrici, meritandosi l'elogio scritto dal comandante di divisione. Con personale esempio
ed ardire, concorreva efficacemente all'assalto di forti posizioni, trascinando e spingendo nella
sua avanzata i superstiti dei reparti che precedevano, sferzati dal fuoco nemico.
Croda dell'Ancona, 12 giugno 1916
Note biografiche
Il quarantasettenne padre Giuseppe, maresciallo d'alloggio dei RR Carabinieri, morì improvvisamente nel 1907,
lasciando Oreste solo assieme alla madre, Rosa Colli Vignarelli che comunque, essendo benestante
di famiglia, non ebbe grossi problemi nella cura del figlio.
Oreste frequenta il ginnasio nel Collegio Salesiano a Vigevano, conseguendo la licenza a 19 anni.
Nel 1908 si iscrive alla scuola militare di Modena per uscirne due anni dopo col grado di
sottotenente, venendo assegnato al 24° Como, di stanza a Novara. Allo scoppio della guerra
Italo-Turca viene inviato in Tripolitania, dove, nei pressi di Zanzur, guadagna una medaglia di bronzo al VM con la
seguente motivazione: "Per la calma ed il sangue freddo dimostrati in combattimento. Sidi
Bilal, 20 settembre 1912".
Nell'ottobre 1913 viene promosso tenente e passa al 23° Como, nel quale ricopre anche il ruolo
di aiutante maggiore del comandante di battaglione. In seguito passa anche per Valona, in Albania.
Durante la grande guerra partecipa attivamente al conflitto con il suo Reggimento, guadagnandosi
dapprima una medaglia di bronzo presso Son Pauses.
L'11 luglio del 1915, alla testa dei suoi soldati, viene ferito alla gamba destra e rimane per oltre
15 ore, sofferente, sotto i reticolati austriaci, impedendo ai suoi fanti di venirlo a recuperare per
evitare che vengano uccisi nel tentativo. Viene comunque salvato e curato presso l'Ospedale di
Novara; dopo un soggiorno presso il paese natìo si ristabilisce al meglio e, promosso capitano, viene
inviato a comandare la 2ª compagnia del 92° Basilicata, giusto in tempo per affrontare il tremendo
inverno delle Dolomiti in trincea.
Nell'estate del 1916 viene decorato sul campo (con una commovente cerimonia tra le nevi dolomitiche) con
la medaglia d'argento al VM. Ma il 4 settembre, mentre si trova in trincea, viene centrato in pieno da
una granata austriaca che lo uccide sul colpo. L'affetto dei suoi fanti (che spesso lo volevano lasciare
in trincea mentre andavano all'assalto) fece sì che il suo corpo venne deposto nel cimitero di Cortina
d'Ampezzo, vicino al generale Cantore. Nella sua città si tennero
solenni onoranze funebri, cui partecipò anche il colonnello comandante del 92°, che pronunciò l'elogio
funebre per il pluridecorato capitano Oreste Rampi.
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Nato il 18 marzo 1889 a Cilavegna (PV)
Morto il 4 settembre 1916 sulla Croda dell'Ancona
Decorazioni
Medaglia di Bronzo
Trovandosi al comando del reggimento nei momenti più difficili e pericolosi, fu d'esempio a tutti per coraggio, sangue freddo e fermezza, esponendo senza riguardo la propria persona ai colpi a tradimento di franchi tiratori nemici per mantenere le relazioni tra il comando e le truppe combattenti, facilitando così, con l'opera propria, l'azione del comando stesso.Son Pauses, 17 giugno 1915
Medaglia d'Argento
Portava, con entusiasmo, all'assalto la compagnia sotto il fuoco incrociato di diverse mitragliatrici, meritandosi l'elogio scritto dal comandante di divisione. Con personale esempio ed ardire, concorreva efficacemente all'assalto di forti posizioni, trascinando e spingendo nella sua avanzata i superstiti dei reparti che precedevano, sferzati dal fuoco nemico.Croda dell'Ancona, 12 giugno 1916
Note biografiche
Il quarantasettenne padre Giuseppe, maresciallo d'alloggio dei RR Carabinieri, morì improvvisamente nel 1907,
lasciando Oreste solo assieme alla madre, Rosa Colli Vignarelli che comunque, essendo benestante
di famiglia, non ebbe grossi problemi nella cura del figlio.
Oreste frequenta il ginnasio nel Collegio Salesiano a Vigevano, conseguendo la licenza a 19 anni.
Nel 1908 si iscrive alla scuola militare di Modena per uscirne due anni dopo col grado di
sottotenente, venendo assegnato al 24° Como, di stanza a Novara. Allo scoppio della guerra
Italo-Turca viene inviato in Tripolitania, dove, nei pressi di Zanzur, guadagna una medaglia di bronzo al VM con la
seguente motivazione: "Per la calma ed il sangue freddo dimostrati in combattimento. Sidi
Bilal, 20 settembre 1912".
Nell'ottobre 1913 viene promosso tenente e passa al 23° Como, nel quale ricopre anche il ruolo
di aiutante maggiore del comandante di battaglione. In seguito passa anche per Valona, in Albania.
Durante la grande guerra partecipa attivamente al conflitto con il suo Reggimento, guadagnandosi
dapprima una medaglia di bronzo presso Son Pauses.
L'11 luglio del 1915, alla testa dei suoi soldati, viene ferito alla gamba destra e rimane per oltre
15 ore, sofferente, sotto i reticolati austriaci, impedendo ai suoi fanti di venirlo a recuperare per
evitare che vengano uccisi nel tentativo. Viene comunque salvato e curato presso l'Ospedale di
Novara; dopo un soggiorno presso il paese natìo si ristabilisce al meglio e, promosso capitano, viene
inviato a comandare la 2ª compagnia del 92° Basilicata, giusto in tempo per affrontare il tremendo
inverno delle Dolomiti in trincea.
Nell'estate del 1916 viene decorato sul campo (con una commovente cerimonia tra le nevi dolomitiche) con
la medaglia d'argento al VM. Ma il 4 settembre, mentre si trova in trincea, viene centrato in pieno da
una granata austriaca che lo uccide sul colpo. L'affetto dei suoi fanti (che spesso lo volevano lasciare
in trincea mentre andavano all'assalto) fece sì che il suo corpo venne deposto nel cimitero di Cortina
d'Ampezzo, vicino al generale Cantore. Nella sua città si tennero
solenni onoranze funebri, cui partecipò anche il colonnello comandante del 92°, che pronunciò l'elogio
funebre per il pluridecorato capitano Oreste Rampi.