L'inverno in Croda Rossa

Settembre-Dicembre 1916

Già il 18 settembre cadde un metro di neve che isolò di colpo le varie postazioni ed interruppe il collegamento della teleferica. Altre teleferiche vennero però impiantate tra Bagni di S. Giuseppe ed i Prati di Croda Rossa ed alcune settimane più tardi tra la Val Fiscalina e l'Alpe Anderta (nel seguito raccordata fino a Forcella Undici). Sulla carta il fabbisogno di provviste per l'inverno era stato calcolato con precisione: "La razione giornaliera prevedeva 2 scatolette di caffè, 1 scatoletta di carne, 200 grammi di galletta, 140 grammi di contorno (farina, polenta, legumi), 60 grammi di zucchero, 15 grammi di grassi, 50 grammi di speck, 10 sigarette o il loro equivalente in tabacco da pipa."
In autunno inoltrato presso il distaccamento della Croda Rossa erano presenti circa 200 uomini e le "provviste da valanga" erano state stimate in base ad una necessità di 30 giorni. Le prime avvisaglie del vero inverno alpino (che nel 1916-1917 durò ben 8 mesi!) si ebbero a partire dal 19 novembre. Il 23 il sentiero di collegamento tra il Circo Ovest e Würzbach venne sostituito da una galleria nella neve (che venne portata a termine più avanti durante l'inverno): questo permise ai portatori di "lavorare" anche di giorno, in quanto protetti dalla vista degli italiani di Cima Undici. Ai primi di dicembre si scatenarono bufere talmente violente da far temere una vera catastrofe. Il 6 dicembre una valanga seppellì tutti i ricoveri di Würzbach: da quel giorno fino all'inizio dell'estate il presidio fu costretto a vivere sotto la neve. Nella notte tra il 9 ed il 10 dicembre si riuscì a raggiungere i cavi della teleferica che era stata coperta da metri e metri di neve; ma dopo solo 2 ore dalla ripresa del funzionamento un'altra bufera la fermò di nuovo ed il 12 una valanga divelse la stazione terminale uccidendo gli addetti alla manutenzione. Solo il 17 la struttura viene più o meno riparata e le scorte di viveri pericolosamente prossime alla fine, possono essere finalmente reintegrate. Nello stesso periodo sia il Vecchio che il Nuovo Rifugio rimasero isolati, mentre il Polar si salvò assieme al suo montacarichi a mano. Anche gli italiani subirono disagi e vittime causati dalle valanghe (il 20 settembre sulla Busa di Fuori, su Forcella 15 e su Elfersande); gli italiani fecero quindi ripiegare le riserve verso Forcella Giralba ed affidarono al ten. degli zappatori Oglietti l'incarico di compiere i lavori di protezione. Si decise di abbandonare la Mensola e Cresta Zsigmondy e di provvedere ad un'adeguata sistemazione per tutti gli altri presidi. A q.2814 rimasero occupate solo le due cenge; sulla cengia superiore di Forcella Grande venne collocata una bombarda e Forcella 15 venne rinforzata. Finchè il tempo si mantenne, colonne di portatori trasportarono nelle varie posizioni materiali e viveri per 3 mesi. Vennero scavate caverne in modo che, per tutta la stagione invernale in quelle posizioni, non si registrò nemmeno una vittima. Nel settore della Croda Rossa invece l'inverno pretese il suo tributo di vittime anche dalle truppe italiane: nella sola giornata del 12 novembre si registrarono ben 17 vittime. In dicembre le baracche vennero sepolte da 6 metri di neve ghiacciata ed il presidio delle Cavernette (Volontari alpini del Cadore) si rifugiò in alcune cavità naturali. La rigida temperatura provocò molti congelamenti tanto che per le sostituzioni si dovette far ricorso al reparto scalatori di Lunelli. Il 30 ottobre erano giunti al Creston Popera i Volontari Alpini del Cadore del cap. Coletti ed il 31 il reparto aveva sistemato la propria base presso le Cavernette e dato il cambio al plotone di Lunelli nel presidio della Forcella U e della Forcella D. La prima osservazione del cap. Coletti in visita alle posizioni fu che: "Le nuove posizioni sono impreparate per uno svernamento. Sono limitatissimi i viveri di riserva e riserve di legna, nevica e avremo le comunicazioni interrotte. [...] Ma se ci sono stati degli altri, ci potremo andare anche noi."

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