Nazione Colle Fioravante

Grado Sergente

Mostrina  7° Alpini, battaglione Val Piave

Morto su Monte Piana il 7 giugno 1915

Decorazioni

Decorazione Medaglia d'Argento

Forte ed ardito, si slanciò, alla testa della sua squadra, contro nemico superiore di numero. Ferito una prima volta, volle ancora combattere, finché una nuova ferita fermò il suo ardimento.
Monte Piana, 7 giugno 1915

Note biografiche (Archivio Franco Licini)

A Ronchena di Lentiai, non distante dalle rive del Piave e ai piedi del Monte Crep, Gio Maria (sic!) Colle coltiva qualche campo di patate e di granturco, mentre sua moglie, Filomena Vadagnin, bada alle bestie, all'orto e ai suoi animali da cortile. Vita morigerata la loro, ma non povera: la legna non manca ed il mangiare neppure; e qualcosa avanza anche per portarlo al mercato di Feltre dove, in aggiunta, riescono a tirar su qualche soldo in contanti da spendere a bottega. Il 19 agosto dell'anno 1892, Filomena, aiutata dalla levatrice, mette al mondo Fioravante, un bel bambino sano e forte che, al momento giusto, potrà dare una mano a suo padre. Prima, però, bisogna farlo studiare, per fargli prendere almeno la licenza di 5ª elementare, e così lo mandano alla scuola di Lentiai, avanti e indietro tutti i giorni, che tanto, sono solo poco più di due chilometri. Il figliolo cresce e diventa pure bello alto: un metro e settantaquattro è di statura quando lo chiamano militare, e così lo fanno di I categoria! Di professione, Fioravante fa il bracciante ma sa anche leggere e scrivere, ed al battaglione Feltre, il 30 settembre del 1913, gli danno il grado di caporale ed un anno dopo, verso la fine della naja, lo fanno caporal maggiore. Purtroppo i tempi sono quel che sono ed invece di mandarlo a casa, gli fanno sapere che ai sensi di un certo articolo di un tal Regio Decreto uscito il 18 dicembre di quell'anno, lo trattengono alle armi. "Con tutto quello che c'è da fare a casa" pensa lui! Feltre non è distante, ma così Foiravante può aiutare suo padre solo durante la licenza e poi, addirittura, dicono che da un momento all'altro l'Italia potrebbe far guerra all'Austria! Tanto vale adattarsi, e così, quando glielo propongono, firma un foglio col quale, assieme al grado di sergente, accetta una ferma di tre anni, compresi però quelli che ha già fatto. E così, il sergente Colle Fioravante, assegnato ora alla 268ª compagnia del battaglione «Val Piave», verso la fine di maggio del 1915 saluta i suoi alla stazione di Busche e prende il treno per Calalzo. Alla caserma di Pieve, infilata sul cappello la nappina color sangue, si unisce ad altri commilitoni ed in camion, passando per Auronzo, raggiunge Misurina. Al principio delle ostilità, il giorno dopo la dichiarazione di guerra, con la sua compagnia anche il sergente Colle sale verso le Tre Cime di Lavaredo ed a mezzanotte arriva a Forcella Longeres da dove vien fatto proseguire per i Piani di Cengia. Il 29 maggio, di notte e sotto una fastidiosa pioggerella, gli alpini sono poi richiamati a Misurina e per quattro giorni vengono impiegati per l'appostamento di pezzi d'artiglieria. Qualche proiettile austriaco arriva ogni tanto fin sulla conca: alcuni colpi finiscono direttamente nel lago ma un giorno, disgraziatamente, una granata scoppia nei pressi di un accantonamento del 56° Fanteria Marche e ferisce alcuni uomini. La giornata di giovedì 3 giugno scorre tranquilla; il tempo si è rimesso al bello e lo spettacolo offerto delle cime dolomitiche fa dimenticare per un po' di essere in guerra. Verso sera arriva l'ordine per la 268ª compagnia di salire al Monte Piana per dare il cambio a quelli della 96ª. Gli alpini van su per la mulattiera e, giunti in prossimità del pianoro, si dispongono nei baraccamenti e prendono possesso delle trincee e degli avamposti. Durante questi movimenti, purtroppo, uno di loro muore precipitando da un burrone, ed è il primo della compagnia a mancare, e proprio per una disgraziata distrazione che probabilmente poteva essere evitata. Prima dell'alba, il 7 di giugno, sul Monte Piana si scatena un violento cannoneggiamento che fa presagire un imminente attacco da parte degli austriaci. La nebbia e la pioggia insistente impediscono una chiara visione di ciò che sta per accadere; comunque, verso le cinque e un quarto, da Forcella Longeres, l'artiglieria italiana prende di mira i Landesschützen e gli Standschützen, prima dalle parti del Vallone del Castrati, poi sulla sommità del Monte Piana. A dispetto della neve, che lassù è ancora presente, e nonostante i colpi di cannone, gli austriaci riescono ad avanzare; gli alpini sono in allarme, ma le sagome dei nemici si profilano d'improvviso, ormai vicinissime, davanti a loro. Gli avamposti fronteggiano come possono gli assalitori, ma sono battuti anche dal tiro di una mitragliatrice. Gli alpini scattano allora al contrattacco: con i loro plotoni si lanciano all'assalto il tenente De Pluri ed il tenente De Toni e assieme a quelli c'è anche la squadra del sergente Colle che, ferito una prima volta, continua imperterrito ad avanzare in testa ai suoi uomini finché un altro colpo, questa volta mortale, lo raggiunge. Sono in molti quel giorno a cadere sul Monte Piana: italiani ed austriaci, e ad alcuni di loro non sarà neppure possibile dare degna sepoltura. Il corpo di Fioravante, ventitreenne sergente della 268ª compagnia alpina, sarà ritrovato il 13 ottobre dai fanti del 53° reggimento Umbria mentre stanno restaurando i reticolati davanti alle trincee occidentali del Monte Piana. Vicino a lui, sepolto anch'egli a fior di terra, viene ritrovato anche il corpo di Giuseppe Santini, soldato della stessa compagnia. Nel foglio matricolare del sergente Colle verrà comunque annotato: "Disperso nel fatto d'armi di Monte Piana, li 7 giugno 1915". Il suo corpo verrà ritrovato mesi più avanti dai fanti del 53° Umbria impegnati nello scavo di trincee sul monte (L'episodio è riportato su "Maledetto monte").
Qualche mese più tardi gli sarà concessa la Medaglia d'argento al valore militare. Gli verranno poi concesse la Medaglia a ricordo della Guerra 1915-18 (1 luglio 1924) e la Medaglia a ricordo della Guerra Europea 1915-18 (24 ottobre 1927), ed il suo nome sarà scolpito sulla lapide che ricorda i «Figli di Ronchena caduti nella Grande Guerra». Lapide