L'episodio del Paterno

4 Luglio 1915

Poichè dal Paterno si può dominare tutto l'altopiano delle Tre Cime, il suo possesso era per gli austriaci una necessità tattica in quanto avrebbero potuto controllare le posizioni italiane fino alla Forcella Pian di Cengia, minacciare Forcella Lavaredo ma soprattutto impedire agli italiani di dirigere efficacemente il tiro dell'artiglieria. Il cap. Jaschke convince Innerkofler (convinto assertore del possesso continuato della cima del Paterno) a salirvi quotidianamente per tenere occupata la vetta almeno di giorno ed infatti così avviene nei giorni 24, 25, 26 e 27 maggio. Ma dopo il 27 le condizioni meteo peggiorano e pioggia e neve rendono proibitiva la salita dal versante nord. Invece gli italiani sfruttano efficacemente il maltempo risalendo il 29 maggio per la via sud, completando così l'occupazione di tutta la catena di vette dalla Croda dell'Arghena alla Forcella Pian di Cengia. Gli artiglieri italiani nel seguito issarono un cannone sulla Forcella del Camoscio ed il 19 giugno distruggono un baraccamento ad ovest della Torre di Toblin: due giorni dopo lo stesso cannone centra in pieno l'hotel Alpensee. Alla fine di giugno le forze austriache in zona sono notevolmente aumentate tanto che il comando di divisione (maresciallo Goiginger) stabilisce due operazioni offensive:
- Operazione Tre Cime: tendente ad impadronirsi della Forcella Col di Mezzo e del Col di Mezzo stesso;
- Operazione Paterno: per conquistare la Forcella Lavaredo ed il Paterno
Il cap. Jaschke (IX/3° Landesschützen) disapprova l'operazione Paterno e si pone in aperto contrasto con il capo di Stato Maggiore col Von Huttenbrenner, motivo per cui viene trasferito al comando del 167° battaglione del Landstürm (zona Sesto Pusteria): il suo posto viene assegnato il 30 giugno al cap. von Wellean. Questi, non essendo comunque un esperto di guerra in montagna, si consulta con le guide: Forcher ritiene l'operazione possibile solo se vi partecipa anche Innerkofler, che viene immediatamente convocato sull'altopiano il 3 luglio alle 9. Alle 16 si discute del progetto ed Innerkofler sostiene che tutta la sua pattuglia sarebbe morta se sulla cima del Paterno si troverà anche un solo italiano (e lui personalmente ne aveva visti almeno una decina il 30 giugno quando assieme al ten. Heinsheimer era salito sulla Croda Rossa di Sesto). Il cap. Von Wellean lo lascia libero di partecipare all'azione ma Sepp non solo accetta ma impedisce al figlio Gottfried di salire assieme a lui ("basta che la mamma pianga per uno solo di noi").

Disposizioni d'attacco

Il cap. Von Wellean dispose quanto segue:
. Comando: asp. Bradacs del 3° landesschützen
. Truppe: 10 guide (tra cui Sepp e Christian Innerkofler, Forcher, Rogger, Piller, Bacher e Schranzhofer), 24 landesschützen esperti di roccia, 5 genieri e 1 artigliere con la cassetta telefonica.
. Preparazione di artiglieria:
 sezione obici da montagna 2/8 (Morgenalpe) con bersaglio il monte Paterno
 sezione cannoni da montagna 6/8 (Sextenstein) con bersaglio la Forcella del Camoscio
 comando: cap. Kupetz. Inizio del fuoco fissato alle 4 del mattino
. Attacco: il plotone dovrà salire protetto dall'oscurità fino al ghiaione e là si dividerà in tre
1. la pattuglia Innerkofler con le guide Forcher, Piller e Rogger e gli standschützen Taibon e Von Rapp deve attendere sotto uno strapiombo della parete nord ovest la fine del bombardamento e poi scalare il Paterno
2. il drappello dell'alf. Bradacs con Christian Innerkofler ed il serg. Bacher assieme a 14 landesschützen deve puntare alla Forcella del Camoscio
3. il resto del plotone (magg. Hamrek) resterà di riserva tra le rocce dove si sono divise le pattuglie per mantenere il contatto telefonico con il comando di battaglione presso il Sextenstein.

Esecuzione dell'attacco

Dopo essersi radunato presso le rovine del rifugio Tre Cime, il plotone attraversa verso le ore 1 di notte il Toblinger Riedel ed i reticolati difensivi, cominciando a risalire il ghiaione che sale verso la Forcella del Camoscio che però è ghiacciato. Ci volle più tempo del previsto, per cui non raggiunsero in tempo utile i due punti di sosta sotto gli strapiombi e quindi la colonna rimase per intero sulla selletta scelta per la preparazione. Alle 4 parte il primo colpo degli obici austriaci che però cade assai vicino al plotone in attesa, mentre i colpi successivi riuscirono a centrare la cima. Cessato il fuoco, i sei uscirono dall'ultimo camino ma vennero presi a fucilate dagli italiani: Forcher viene colpito ad una coscia e torna indietro per farsi medicare. Innerkofler lancia alcune bombe a mano che però non esplodono e nel momento in cui si sporge viene colpito e precipita incastrandosi nel camino sottostante. I superstiti si rendono conto di non avere più speranze e rimangono al riparo fino a sera. La pattuglia Bradacs, giunta poco sotto la forcella, viene colpita dal fuoco degli italiani, ma anche da quello degli austriaci della Bodenalpe che non erano stati informati dell'azione, e verso le 13 sono costretti a tornare indietro. Altre versioni sono state date relativamente alla morte di Sepp Innerkofler; quella senz'altro più suggestiva è quella del Berti, secondo la quale la morte della guida di Sesto è da attribuirsi ad un masso scagliato da un alpino del Val Piave (Piero De Luca). Fu poi un altro alpino dello stesso battaglione (Angelo Loschi, attendente di Sanità) a recuperare la salma di Innerkofler dal camino Oppel e dargli una onorata sepoltura sulla cima del Paterno stesso. La salma venne poi traslata nel cimitero di Sesto nel 1918. Non manca però la versione che vede Innerkofler vittima del fuoco delle mitragliatrici austriache.

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