L'assalto col pallone

Ottobre 1917

Tutta la lunga cresta della Marmolada, sino alla Forcella a Vu dove si svolgevano in continuità accaniti scontri, era in mano agli austriaci, i quali avevano rafforzato notevolmente le loro difese fronteggianti il Seràuta. In particolare la quota 3.153 era stata trasformata in un vero e proprio fortilizio, e costituiva l'obiettivo principale dell'azione italiana in quel settore. Ma se l'attacco frontale si era dimostrato molto difficile anche la manovra aggirante non era impresa da poco. Si sarebbe dovuto scalare l'imponente parete sud della montagna, le cui possibili vie di salita, tutte molte ardue e pericolose, erano ben vigilate. Un ufficiale superiore inviato all'Ombretta in ispezione, dopo aver osservato con sgomento il profilo della montagna, aveva concluso che bisognava avere le ali per salire fin lassú. Da questa constatazione nacque probabilmente in qualcuno la peregrina idea che per raggiungere il crinale della montagna occorresse un pallone sferico che potesse innalzarsi rasente la muraglia, con un equipaggio di alpini. L'autore di questo stravagante progetto, osservando attentamente la montagna, notò proprio sotto la cresta, nel tratto che precipita sul Pian d'Ombretta, a circa 2.900 metri di quota, una vasta cengia sulla quale avrebbe potuto sbarcare e sistemarsi la squadra di alpini rocciatori, che in un secondo tempo avrebbe dovuto attaccare le posizioni austriache di quota 3.153. Il Colonnello Garibaldi invitò a Malga Ciapèla un esperto aeronauta di Omegna, Giuseppe Colombo, il quale dopo accurati rilievi disse che l'impresa era possibile, e che ne avrebbe parlato al suo collega Donner Flori, un esperto del volo sulle Alpi. Ai primi di settembre, nel periodo in cui la 206ª compagnia si trovava a riposo a Malga Ciapèla, il Colonnello convocò a Malga Ombretta il Maggiore Porta, il Capitano Baruchello e alcuni alpini rocciatori. Nel corso della riunione, svoltasi ai piedi del monte Fop, il Colonnello espose il suo progetto di raggiungere il ciglio superiore della parete sud della Marmolada con un pallone sferico. I due ufficiali del Val Cordevole fecero notare le caratteristiche atmosferiche della Val d'Ombretta che rendevano molto difficoltosa la manovra di un pallone frenato, mentre ritenevano non impossibile una scalata alpinistica della parete. Il Capitano sostenne anzi la possibilità di raggiungere la quota 3.153 dalla Forcella a Vu, seguendo certe cenge terminali della quota stessa. Questa effettivamente era la proposta piú sensata, e infatti fu anche quella che venne attuata dagli alpini nell'ultimo mese della loro permanenza al Seràuta. Malgrado l'esito alquanto deludente di questa riunione, il progetto del Colonnello veniva sottoposto allo studio e al giudizio del Corpo Aerostieri Specialisti, che lo giudicò inattuabile, e pertanto il comando della 4ª Armata si astenne dal fornire i mezzi necessari per l'attuazione del progetto.
Il Colonnello Garibaldi non si dette per vinto e ne parlò con un giornalista, corrispondente di guerra, che si trovava in quei giorni a Malga Ciapèla: Filippo Naldi. Costui era accompagnato da un certo commendatore Cobianchi, un industriale che produceva spolette per le artiglierie. Quest'ultimo, forse per crearsi una facile benemerenza patriottica, si offrí di sostenere in proprio le spese necessarie per allestire il pallone aerostatico.

Ai primi di ottobre l'iniziativa entrò nella sua fase pratica con l'adesione di altri due noti aeronauti: l'Usuelli e il Donner Flori. In quei giorni era nuovamente giunto al comando della brigata Alpi il giornalista Filippo Naldi con l'onorevole Meuccio Ruini (un deputato socialista e interventista), per l'offerta ufficiale del pallone aerostatico da parte del commendator Cobianchi. Dopo questi interventi anche il Generale Maurizio Morris, comandante il Genio della 4ª Armata, si era ricreduto ed aveva inviato a Milano il tenente del Genio, ingegner Ulderico Maggi, con un'ampia documentazione fotografica della famosa parete sud, per concretare al piú presto il singolare progetto. L'ufficiale, incontratosi col Donner Flori, gli spiegò quello che si riteneva di poter fare: col favore della notte, il pallone frenato avrebbe iniziato a salire lungo l'immane muraglia, portando nella sua navicella, oltre al pilota, quattro alpini scelti per l'impresa. Essi appena raggiunta la cengia sarebbero sbarcati e avrebbero preso posizione. Nelle successive ascensioni il pallone avrebbe trasportato altri alpini con una mitragliatrice e un argano a mano da installare sulla cengia. La pattuglia d'assalto doveva poi risalire cautamente il canalone al fine di sorprendere alle spalle le vedette nemiche che vigilavano sulla quota 3.153. Il Donner Flori accettò con entusiasmo di partecipare alla rischiosa impresa.
Ai piedi della parete, a quota 2.481, era già stato individuato un ripiano defilato alla vista e al tiro, che poteva essere utilizzato come base per le manovre di quello strano mezzo bellico. Intanto a Milano, nel Cantiere Aeronautico Usuelli, si stava approntando un pallone sferico, opportunamente mimetizzato, della capacità di circa 900 metri cubi. Per le previste manovre erano stati escogitati dei particolari accorgimenti di sicurezza: per rendere l'ormeggio piú stabile si fissò la navicella con tre funi metalliche, regolate da tre argani installati sulla piazzola. Per l'approdo sul cengione erano stati allestiti degli speciali ancoraggi, ma la manovra presentava non poche incognite. La parete sud, nel suo insieme, non è completamente verticale e lo si può constatare esaminando la carta topografica: la verticale calata dalla vetta raggiunge il piano d'orizzonte a circa 250 metri dal punto in cui s'interseca con la linea calata dalla base della parete stessa. Essendo questa alta 524 metri se ne deduce che la sua inclinazione - in corrispondenza del Passo d'Ombretta – è di 64 gradi. All'altezza della cengia il pallone si sarebbe trovato probabilmente a una distanza eccessiva (380 metri circa) per poter sbarcare il suo equipaggio. Un tiratore appostato sulla cresta con un semplice fucile avrebbe potuto colpire l'involucro ripieno di gas, e il pallone sarebbe esploso o quantomeno afflosciato a terra. Verso la fine di ottobre, il pallone con tutta la sua attrezzatura, fra cui una novantina di bombole di gas idrogeno pesanti un quintale ciascuna, venne trasportato sul Pian d'Ombretta, dove già era stato sistemato dell'altro materiale: una baracchetta smontabile, una lunghissima fune per frenare l'aerostato, attrezzi, viveri e armi. Mentre si stavano ultimando questi laboriosi preparativi, e si attendeva solo l'ordine di trasportare tutto il materiale ai piedi della parete giunse l'ordine di ritirata al Piave e andò a monte ogni cosa. Il prezioso involucro venne rimandato indietro e il 9 novembre fu rinvenuto alla stazione ferroviaria di Cornuda. Nel 1919 lo sferico venne esposto come curiosità storica alla Mostra Aviatoria di Taliedo e partecipò ad alcune gare organizzate per l'occasione.

< PrecedenteSuccessivo >