Ultimi avvenimenti su Costabella e Ombretta
Marzo - Ottobre 1917
Ai primi di marzo del 1917, si ebbe da parte italiana un'ennesima ripresa offensiva contro le posizioni austriache della
Costabella. Il 4 marzo, alle ore 10:00 del mattino, dopo un intenso fuoco di artiglieria, una pattuglia di arditi dell'81°
Torino assalí e occupò la posizione denominata «La Mano», situata tra la quota
2.723 occupata dagli italiani, e la Cima di Costabella ritornata in possesso austriaco. Subito dopo un altro reparto dello
stesso reggimento conquistò anche la Cima di Costabella, mentre altri nuclei si dirigevano verso la Campagnaccia e il Sass da Lastei.
Le posizioni austriache erano tenute dalla Hochgebirgskompanie Nr.24, uno dei piú efficienti reparti d'alta montagna. Un
ufficiale di questo reparto, il Tenente Carl Springenschmit di Salzburg, che si trovava quel giorno al Banco della
Campagnaccia, cosí narra come si svolse il combattimento:
"Gli italiani cominciarono a bombardarci con l'artiglieria e le bombarde. Il tiro di queste ultime era molto pericoloso:
lanciavano delle bombe particolari aventi un diametro di circa 22 centimetri, che salivano molto in alto e poi ricadevano
verticalmente sulle nostre teste. Una situazione terribile alla quale non c'era scampo. Poi gli italiani sferrarono l'assalto
alla vetta della Costabella e catturarono una cinquantina di soldati della nostra compagnia. Io ero comandante delle posizioni
al Banco della Campagnaccia, e ho fatto il possibile per arginare l'attacco, ma ormai non c'era piú nulla da fare".
Il mattino seguente gli austriaci si mossero al contrattacco ma cozzarono contro la salda resistenza italiana. Altri tentativi
furono fatti nei giorni successivi (6 e 7 marzo) ma sempre senza successo. Gli austriaci però non mollarono la presa ed il
giorno 17 un reparto di assaltatori al comando del tenente Rudolf fece un'azione di sorpresa, e rioccupò nuovamente la massima
vetta della Costabella. Anche questa volta furono fatti una cinquantina di prigionieri, lo stesso numero di quelli catturati
dagli italiani la volta precedente. Pochi i caduti d'entrambe le parti perché non si era preventivamente bombardata la posizione,
e la sorpresa era stata totale.
I comandi italiani rafforzarono la posizione della Mano ordinando un nuovo contrattacco, che ebbe luogo nella stessa giornata,
ma senza successo. Il 20 marzo gli austriaci tentarono di estendere la loro occupazione sulle Creste di Costabella, ma dopo
momentanei successi furono nuovamente costretti a ripiegare.
Il comando del IX Corpo d'Armata, che il 21 marzo era stato assunto dal Generale Paolo Ruggeri Laderchi, vista l'inutilità di
tutti questi tentativi, decise di rinunciare a ulteriori azioni nel settore della Costabella, per concentrare ogni sforzo verso la Marmolada.
Qualche tempo dopo questi fatti, il 26 aprile il settore Marmolada cessava di dipendere direttamente dal comando del IX Corpo d'Armata
e passava alla 18ª Divisione. Il 5 maggio, il nuovo comandante del Corpo d'Armata convocò a Sottoguda il comandante della 18ª Divisione,
col rispettivo responsabile del genio, il comandante del settore Marmolada-Ombretta e quello del battaglione
Val Cordevole, per esporre "alcune direttive sulla sistemazione da dare alle
truppe del settore suddetto, in relazione alle esigenze dello scaglionamento in profondità, e sulla minuziosa preparazione delle
operazioni contro la Forcella a Vu in zona Seràuta".
È da rilevare a tale proposito il completo abbandono del piano d'attacco alle posizioni austriache della Costabella e del Col Ombèrt,
dopo il fallimento dei numerosi tentativi compiuti dal Colonnello Peppino Garibaldi,
nel periodo in cui questi comandava la cosidetta "Zona Nord". Ogni sforzo offensivo venne concentrato nella zona del Seràuta mentre
sugli altri punti del fronte Costabella-Ombretta, durante tutta la primavera e parte dell'estate, continuò il lavoro di rafforzamento
delle posizioni, per il miglioramento dei ricoveri e delle comunicazioni, cui le nevicate e i bombardamenti avevano recato danni
piú o meno gravi.
Gli austriaci rinnovarono i loro tentativi per la riconquista delle posizioni perdute, che ora erano tenute dai Bersaglieri del
3° Reggimento e dai soldati del 51° Alpi.
Delle consistenti pattuglie austriache, a piú riprese, approfittando ora dell'oscurità ora della nebbia, tentarono il 14 e il 17 agosto ed il
4 settembre, di sorprendere i posti avanzati italiani sul cosiddetto Dente di Costabella ma furono sempre respinte. Seguí un periodo di tregua,
e il 6 ottobre gli austriaci rinnovarono ancora una volta il loro assalto. Un reparto composto da una cinquantina di soldati avanzò cauto
nell'oscurità, superando i reticolati, raggiungendo inosservato la trincea del Dente di Costabella, dove colse di sorpresa le vedette
italiane e le pugnalò. Si accese un accanito corpo a corpo fra assalitori e difensori, poi gli austriaci si ritirarono, lasciando sul posto
alcune cassette di gelatina esplosiva già innescate, allo scopo evidente di far saltare la posizione. Anche il giorno dopo si ebbe un nuovo
colpo di mano da parte di altre pattuglie, ed un altro ancora il 21 ottobre, ma la situazione (anche in questo settore) era piú che mai
statica e tale rimase sino a quando le truppe italiane lasciarono in massa il Cadore e l'Agordino per ritirarsi sul Piave e sul Grappa,
a causa dello sfondamento del fronte orientale a Caporetto.
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